22/02/2010

A cosa serve il permesso di soggiorno a punti?

arretrati-300x300.pngIl disegno di legge sulla sicurezza, varato dal Governo nel 2008, prevedeva, nell’ambito del controllo dell’immigrazione, l’introduzione del permesso di soggiorno a punti per immigrati regolari. Le modalità ed il meccanismo di attuazione erano stati demandati ad un apposito emendamento da disporre durante la legislatura.

 

In questi giorni, dopo quasi due anni, è stata definita una bozza del regolamento che sarà contenuto in un decreto che andrà presto in Consiglio dei Ministri.

 

In pratica, con questo accordo l’immigrato regolare - con alloggio e contratto di lavoro - si impegna a conseguire durante il periodo di validità del permesso stesso (due anni) una serie di obiettivi: dalla conoscenza della lingua italiana (secondo i parametri europei) a quella della Costituzione, dall’iscrizione al Servizio sanitario nazionale ad assolvere l’obbligo di istruzione dei figli minori, e così via.  Ogni prova avrà un punteggio; se dopo due anni non si sarà raggiunta la soglia di 30 punti si avrà un altro anno di tempo per arrivare alla quota richiesta; dopo - se l’immigrato sarà ancora sotto i 30 punti - scatterà l’espulsione. Anche eventuali reati determineranno la decurtazione di punti e la relativa espulsione.

 

«È un sistema per garantire l’integrazione: io ti suggerisco le cose da fare per integrarti nella comunità. Se le fai ti do il permesso di soggiorno, se non le fai significa che non vuoi integrarti. Lo applicheremo solo ai nuovi permessi di soggiorno» (Roberto Maroni, 2010-02-05 La Stampa)

 

«Se gli obiettivi sono stati raggiunti verrà concesso il permesso di soggiorno, altrimenti ci sarà l’espulsione» (Roberto Maroni, 2010-02-05 La Stampa)

 

Le perplessità sono tante. A mio parere, più che favorire l’integrazione questo provvedimento introduce un ulteriore strato burocratico, un ostacolo, una messa alla prova non necessaria che serve solo ad acuire la difficoltà di chi vuole far parte del nostro tessuto sociale.

 

Si chiede di conoscere correntemente lingua italiana e Costituzione, quando parte dei nostri concittadini non è in grado di coniugare un verbo e la maggior parte di noi Italiani, parlamentari in testa, non è in grado di ripetere sommariamente i primi tre articoli della Costituzione.

 

Due pesi e due misure, un disincentivo all’integrazione, questo è il vero obiettivo della norma che rende ancora più evidente quanto l’Italia sia diventato sempre più un paese provinciale, arroccato su posizioni di chiusura che spesso nascono da esigenze legittime – la sicurezza dei cittadini – ma che forniscono una risposta da medioevo.

 

Un cittadino ha dei diritti ma ha anche dei doveri. Dovrebbero essere gli stessi per tutti. Un immigrato regolare, che rispetta le leggi italiane e paga le tasse (usanza poco diffusa in Italia) non deve sottoporsi ad ulteriori test o prove del nove. Anche perché viviamo in un paese in cui si continuano ad aggiungere nuove norme e regolamenti, facendo leva sul ricorso alla continua emergenza, quando basterebbe attuare e far rispettare le leggi in vigore per combattere l’illegalità.

 

L’effetto di questa norma sarà quello di spingere nell’illegalità molti immigrati regolari, alimentando il lavoro nero, lo sfruttamento ed il sottobosco della micro criminalità.

 

Provate a mettervi nei panni di un padre di famiglia, immigrato regolare in Italia da due o tre anni, con lavoro e alloggio, che non supera la prova a punti: scatta l’espulsione ma quanti abbandoneranno realmente il nostro paese dopo aver costruito rapporti ed essersi integrati nel relativo tessuto sociale ed economico?

 

Infine, la ciliegina sulla torta di questa norma. Un immigrato regolare che avrà raggiunto il punteggio richiesto sarà ugualmente espulso se:

 

«condannato anche in via non definitiva a una pena detentiva non inferiore a tre mesi» (2010-02-05 Il Corriere della Sera)

 

Sarà sufficiente, per esempio, imprecare contro un vigile per una multa contestata e subire una condanna in primo grado di 6 mesi (pena minima) per oltraggio a pubblico ufficiale. Secondo questa norma che, a detta del Ministro Maroni dovrebbe garantire l’integrazione, l’immigrato sarà espulso.

 

Non c’è molto da aggiungere: da un lato decine di rappresentanti delle Istituzioni si dichiarano vittime di complotti anche dopo sentenze definitive per reati gravissimi, non si dimettono e sono protetti dai loro partiti che li promuovono in parlamento (dai Senatori pregiudicati Giuseppe Ciarrapico e Marcello dell’Utri fino a Nicola Cosentino, sottosegretario allo sviluppo economico imputato di concorso esterno in associazione mafiosa e Raffaele Fitto, Ministro dei rapporti con le regioni, rinviato a giudizio per corruzione e finanziamento illecito); dall’altra si discrimina chi dovrebbe integrarsi, introducendo norme che ne ostacolano il già difficile percorso rendendo ancora più precaria la loro condizione.

 

Sembra di assistere ad una doppia morale: giustizialisti con i soggetti più deboli, garantisti con se stessi ed i propri potenti amici.

 

Nulla a che vedere con una politica di integrazione responsabile.

 

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22/12/2009

Caos a Milano: L’esercito spalerà la neve

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Milano ed altri centri del nord sono in tilt a causa della neve che è caduta ieri pomeriggio.

 

Oggi le scuole sono chiuse e ieri sera, 21 dicembre 2009, il Prefetto di Milano si è visto costretto a richiedere l’intervento dell’esercito. L’Esercito Italiano dovrà intervenire per soli 15-20 cm. di neve.

 

Vero è che: 

 

Ø      La nevicata era stata ampiamente prevista e quindi la macchina amministrativa ha avuto modo di predisporre gli interventi atti a minimizzare i disagi dei cittadini.

 

Ø      Il Comune, nella persona del vice-sindaco De Corato aveva invitato caldamente a non utilizzare l’auto viste le pessime previsioni meteo, che si sono puntualmente avverate.

 

Ø      Nonostante tutto, non è possibile ascrivere la responsabilità del caos odierno unicamente ai cittadini Milanesi. Anche perché è necessario proporre un’alternativa valida ai pendolari che spesso non hanno scelta.

 

Infatti, dalle ore 15,00 di ieri nevicava già copiosamente. Tuttavia si sono visti ben pochi mezzi spazzaneve o spargisale. Inoltre, anche chi si è messo in auto per tempo (alle ore 15 quando la nevicata era appena iniziata) ha impiegato diverse ore per spostarsi di pochi chilometri.

 

Giova ricordare che già il 9 gennaio 2009 il Sindaco Moratti, aveva dovuto far intervenire l’Esercito a causa della paralisi venutasi a creare.

 

A questo punto la domanda sorge spontanea: che fine ha fatto la famosa efficienza organizzativa Meneghina?

 

Fino a qualche anno fa ci voleva ben altro che 10-15 cm di neve per mettere in ginocchio Milano. Ma erano altri tempi.

 

Il Comune pubblicava in autunno per strada i bandi per reclutare spalatori. Spesso aderivano molti giovani che potevano così guadagnare qualche soldo extra, mettendosi a disposizione del Comune. E soprattutto della collettività.

 

Se poi la risposta delle nostre Istituzioni è la seguente:

11.21 - Matteoli: niente rimborsi per i disservizi Il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, esclude la possibilità di rimborsi per i disservizi causati dal maltempo. "Quando si tratta di calamità come queste non è previsto alcun risarcimento. La nevicata è di proporzioni gigantesche e tutta l'Europa è in queste condizioni".

Dobbiamo solo vergognarci per essere rappresentati da questa classe politica. Basterebbe sapere quello che succede in Finlandia, in cui i treni viaggiano regolarmente anche a -20 gradi, con ritardi massimi di 5 minuti per tre giorni all'anno.

 

Mandiamo a casa i nostri dirigenti incapaci.

 

Autore It’s no game

 

 

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16/12/2009

Gli Sciacalli

Domenica scorsa un uomo, psicolabile, in terapia psichiatrica dal 2003, ha aggredito il Presidente del Consiglio colpendolo con una statuetta del Duomo durante un comizio. Atto di violenza grave, condannato da tutte le forze politiche, purtroppo verificatosi nonostante gli imponenti sistemi di sicurezza (oltre venti uomini di scorta di altissimo profilo) che dovrebbero garantire l’incolumità di un’alta carica istituzionale ma che in questo caso hanno evidenziato gravi carenze nel sistema di protezione, nonostante il Ministro degli Interni abbia negato ogni responsabilità in merito.

Un gesto isolato di un singolo individuo, «scollegato da qualunque altro soggetto o volontà politica», come stabilito dai servizi segreti italiani che rimangono preoccupati dal «rischio emulazione».

Ma anche un’ottima occasione per fomentare odio e violenza, per strumentalizzare un fatto di cronaca gettando fango contro l’avversario politico di turno e, più in generale, contro le stesse istituzioni che rappresentano i contro poteri di un sistema democratico, siano esse di volta in volta, il Presidente della Repubblica, la Magistratura o la Corte Costituzionale. La prima pagina del quotidiano “Il Giornale” è eloquente: 

berlusconi_duomo.JPG

Manipolare le notizie, ingannare i lettori, alzare i toni dello scontro a qualunque costo, mentendo spudoratamente tutte le volte in cui è necessario: in quale altro modo si può definire questo atteggiamento irresponsabile verso i cittadini?

E’ stata ed è una grande opportunità per inventarsi strumentalmente dei mandanti politici da colpire con la violenza delle parole lanciate stando comodamente seduti tra i banchi del Parlamento (non in un bar), urlando al complotto e criminalizzando chi osa dissentire e, a torto o a ragione, manifesta legittimamente le proprie critiche sui provvedimenti disposti dall’attuale esecutivo:

E’ stata ed è una grande opportunità per fare leva sull’emotività del momento e presentare una legge per limitare la libertà di espressione e di dissenso, sia in manifestazioni pubbliche che nell’unico media non ancora sotto il pieno controllo politico: internet. La Rete non è la causa di atti di violenza ma è uno strumento attraverso cui i cittadini possono interagire, come in una piazza virtuale. Le leggi esistono già e sono date dall’attuale codice penale.

Non permettiamo che si confonda la violenza con il dissenso, con l’esercizio della critica.

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12/12/2009

Vivere lo sport: il “fair play” soffocato dalla violenza

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L’assenza di un’educazione comportamentale si palesa con atti violenti in occasione di eventi sportivi.

 

Ci lamentiamo continuamente della violenza imperante negli stadi Italiani che ci scoraggia a portare i nostri figli ad assistere ad eventi sportivi. Un vero peccato ed un’ingiustizia, dal momento che tali occasioni dovrebbero essere un momento di gioia e svago.

 

Ultimi in ordine cronologico, i gravi episodi occorsi una settimana fa all’Olimpico durante il derby di Roma.

E’ davvero triste constatare che persino alcuni “signori genitori” che assistono alle partitelle dei propri figli, riescano ad insultarsi tra loro e venire alle mani.

Non trovo aggettivi adeguati per commentare tutto ciò.

 

E’ vero, si tratta di eventi deprecabili, ma non possiamo più stupirci, né tantomeno rimanere indifferenti dopo essere passati alla prossima notizia letta o vista in TV.

 

Pertanto dobbiamo smetterla di scaricare la responsabilità di tutto ciò verso la scuola, o verso i comportamenti (a volte inqualificabili) dei nostri politici. E’ ora che ciascuno di noi, osservi i propri comportamenti individuali e faccia della sana autocritica.

 

Siamo noi stessi i portatori dei modelli valoriali verso le future generazioni. Altresì siamo responsabili di eventuali regressioni a comportamenti violenti ed anti-sociali.

 

Come è noto, in Italia si assiste ad un’overdose mediatica di calcio. 7 giorni su 7 si parla di calcio in TV con reciproche accuse, polemiche e sospetti. Tutti ingredienti che contribuiscono ad avvelenare il clima sportivo e ad alimentare tensioni.

 

Fenomeno tutto Italiano: oltre alle reti nazionali e locali, esistono canali radio gestiti da tifoserie ed ultras!

 

E’ tutto legale e/o comunque accettabile?

 

E gli altri sport in Italia che fine fanno? Sono in panchina, in ombra, accessibili quasi esclusivamente ai clienti delle pay-TV.

 

Oltremanica, un’azione efficace che ha visto attori governo, polizia e società sportive ha permesso di limitare in pochi anni il fenomeno Hooligans. Risultato: le famiglie Inglesi sono tornate a popolare festosamente gli stadi.

 

Non è una missione impossibile, ma in Italia occorre innanzitutto che venga manifestata attraverso azioni comuni e condivise. E’ quindi fondamentale stabilire con estrema chiarezza ruoli e responsabilità, in caso di intemperanze violente tra il pubblico.  Altrimenti non usciremo mai dalla logica della violenza.

Oggi purtroppo l’Italia occupa una posizione di arretratezza culturale. Ormai consolidata.

Autore It’s no game

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16/08/2009

La sicurezza tra percezione e realtà

Calano i reati in Italia: -8,1% nel 2008 rispetto al 2007 (2009-08-03 Il Sole24Ore.doc). Finalmente un risultato concreto, non smentibile, dopo mesi e mesi di continua emergenza sicurezza. D’altra parte, la tutela della sicurezza di noi cittadini è uno dei principali cavalli di battaglia del Governo che si è adoperato applicando la logica della “tolleranza zero” con ordinanze speciali per i sindaci, militari nelle città, vendita libera di spray urticanti anti aggressione e la recente introduzione delle ronde di cittadini che segnalano alle forze dell’ordine eventuali situazioni di disagio o criminalità.

 

Ora l'Italia è più sicura: nel 2008 calano i reati. In città 4mila militari (2009-08-04 Il Giornale.doc)

 

Criminalità, indietro tutta Col pacchetto Maroni meno 8,1% di reati in un anno (2009-08-04 Il Giornale (2).doc)

 

Il titolare del Viminale (Roberto Maroni) commenta con soddisfazione i dati del Viminale sul calo dei delitti nel 2008 imputando il risultato a «tutte le misure che abbiamo messo in campo in questi mesi» (2009-08-04 Il Giornale.doc)

 

«La delittuosità generale - secondo i dati diffusi dal titolare del Viminale Maroni - nei 14 mesi del governo Berlusconi è diminuita del 13,95%, rispetto ai 14 mesi precedenti» (quelli del governo Prodi). (2009-08-15 Il Corriere della Sera.doc)

 

Sembra un grande risultato per il Governo, sbandierato ai telespettatori in TV e sulle prime pagine di molti quotidiani.

 

Ma non tutti i cittadini si accontentano di subire passivamente notizie strumentali, ingannevoli e parziali.

 

Infatti, se è indiscutibile che i reati nel 2008 sono calati rispetto al 2007, è altrettanto indiscutibile che l’inversione di tendenza si è verificata a partire da giugno 2007, sia in seguito all’esaurimento dell'effetto indulto che aveva provocato un picco di reati tra fine 2006 ed inizio 2007, sia in seguito alla firma dei "patti per la sicurezza", voluti quando il Ministro dell’Interno era Giuliano Amato e successivamente adottanti dal Ministro Roberto Maroni (2008-08-14 Il Sole24Ore.doc, 2008-12-01 Il Sole24Ore.doc).

 

Il punto è che non ci sono meriti specifici dovuti ai provvedimenti emanati, almeno ad oggi, dal Governo: d’altra parte è ragionevole che 3000 militari distribuiti in 11 città italiane a partire da luglio 2008, ordinanze speciali che vietano per esempio (in alcune città) assembramenti di tre persone nei parchi, vendita libera di spray al peperoncino e così via, non abbiano spostato di una virgola l’impatto della criminalità in Italia, se non con un’effimera deterrenza iniziale. Anzi, in alcuni casi si rischia di ottenere un effetto opposto a quello voluto (ragazza rapinata con una bomboletta di spray urticante, 2009-08-10 Il Corriere della Sera.doc).

 

Continuo a ritenere che la sicurezza in un paese democratico debba essere garantita dalle Forze dell’Ordine; la giustizia “fai da te” (dalle ronde allo spray urticante) non è la risposta da dare ai cittadini. Lo Stato si deve prendere le proprie responsabilità.

 

Tornando ai numeri, nel primo semestre del 2008 i reati sono calati di oltre il 10% rispetto al primo semestre del 2007; complessivamente, nel 2008 i reati sono calati dell’8,1% rispetto al 2007. Vi è quindi stata un’attenuazione del calo dei reati nel secondo semestre del 2008 se vogliamo essere precisi, altro che inversione di tendenza col pacchetto sicurezza!

 

Quella che invece rimane elevata, è la percezione di insicurezza nella pubblica opinione. Per quale motivo, dato che i reati sono mediamente in calo da oltre due anni?

 

Una risposta plausibile può essere data analizzando lo studio dell'Osservatorio di Pavia su “Sicurezza e Media” (sicurezza_e_media_2005_2009.pps) che confronta le notizie di reato date nelle edizioni principali dei TG nazionali (Rai1-2-3, Canale5, Italia1, Rete4) con i reati effettivamente commessi da gennaio 2005 a giugno 2009.

 

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A fronte di un costante calo dei reati rilevato a partire da giugno 2007, si è registrato un forte incremento delle notizie di reato (anche del 50%), con un’impennata a dicembre 2007, ed una successiva attenuazione progressiva che però ha mantenuto un divario consistente tra percezione e realtà. Sembra quindi che la richiesta di sicurezza sia guidata dalla quantità di notizie di reato divulgate dai TG più che da un’esigenza effettiva.

 

Ancora oggi, ascoltiamo continui richiami all’emergenza e alla necessità di misure straordinarie:

 

«un piano straordinario per combattere la criminalità» (Silvio Berlusconi, 2008-08-15 Il Giornale.doc)

 

Non servono misure straordinarie: i cittadini devono essere governati nella loro quotidianità, non nella continua emergenza strumentalizzando la loro emotività attraverso i media che oggi amplificano e domani omettono determinate notizie.

 

Provassero a garantire la certezza della pena (per tutti, onorevoli inclusi) con le leggi in vigore.

 

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20/07/2009

Margarita Frozen per (quasi) tutti

frozenmargaritas.jpgDa alcuni giorni i principali mezzi di informazione non fanno altro che parlare dell’ordinanza disposta dal comune di Milano che vieta ai minori di 16 anni la vendita ed il consumo di bevande alcoliche. Per dare un’idea, è stato dedicato in proporzione più spazio a questa notizia che al ricordo per la morte del giudice Paolo Borsellino, 17 anni dopo la strage di via D'Amelio. Cose che capitano in questo paese.

 

Detto questo, sul fatto che i ragazzini non debbano bere alcolici, che nessuno glieli debba vendere, e che ubriacarsi non solo è rischioso ma fa male alla salute, siamo tutti d’accordo, almeno in linea di principio.

 

Rimane però la sensazione che certi provvedimenti servano solo a rassicurare gli adulti che, avendo vietato, possono continuare a non considerarsi responsabili del loro fallimento educativo.

 

Inoltre, mi sembra che questa sia una misura di pura facciata: le forze dell’ordine hanno un organico carente, fanno fatica a presidiare il territorio per prevenire i reati comuni (dai furti, agli stupri, dalle rapine agli omicidi), i loro fondi sono stati pesantemente tagliati, insieme a tutto il comparto sicurezza con la Finanziaria 2008 di Tremonti (3 miliardi di euro nei prossimi 3 anni, 2008-07-17 Il Corriere della Sera.doc).

 

Dove prenderanno le pattuglie di vigili per rincorrere decide di migliaia di quindicenni con un margarita frozen in mano?

 

Sbaglio a pensare che questa ordinanza è sostanzialmente inapplicabile?

 

Ma il punto è un altro: il divieto di somministrare sostanze alcoliche ai minori di 16 anni esiste già dal 1930, prevedendo tra l’altro pene molto severe, dall’arresto al ritiro della licenza.

 

È l’articolo 689 del codice penale italiano (CodicePenale.pdf).

estratto art 689 codice penale.JPG

È mai stato applicato? Con quali risultati?

 

Con quale incompetenza si propone un’ordinanza che si sovrappone al 90% ad un articolo del codice penale già in vigore? (la differenza è data dall’estensione della punibilità al consumatore, giusto per fare un po’ di cassa in più).

 

Forse per aumentare il proprio consenso, ergendosi a finti paladini dei nostri figli?

«Questo provvedimento mira a mascherare l’incapacità degli amministratori. È infatti molto più facile creare allarmi su ogni cosa, spaventare i cittadini e poi gestire la loro paura piuttosto che impegnarsi a rendere più vivibile questa città» (Aldo Nove, 2009-07-18 Il Corriere della Sera.doc).

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14/06/2009

La politica della (in)sicurezza e i tagli alle Forze dell’Ordine

lupen-3.jpgSicurezza. Una parola usata e abusata in questi ultimi anni. Tutti i cittadini vogliono maggiore sicurezza, i politici basano i loro programmi elettorali e le loro promesse su questa parola. Ci dicono che siamo in pericolo e ci garantiscono che i loro provvedimenti miglioreranno la qualità della vita nelle nostre città. Ma come?

 

Se consideriamo quanto è stato disposto dall’attuale Governo in materia di sicurezza, i provvedimenti presi riguardano:

 

Ø       Un decreto che attribuisce più poteri ai sindaci in materia di incolumità pubblica e sicurezza urbana (2008-08-05 Il Corriere della Sera.doc, affrontato anche in Più potere ai Sindaci).

 

Ø       L’uso dell’esercito (3000 militari ma si parla di decuplicarli) impegnati nel garantire la sicurezza nelle grandi città (2008-08-04 Il Corriere della Sera.doc).

 

Ø       Ronde in città, non armate, sotto il controllo del prefetto: ne faranno parte cittadini che avranno il compito di segnalare alle forze di polizia eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana o situazioni di disagio sociale (2009-05-14 Il Corriere della Sera.doc).

 

Ma chi deve garantire la sicurezza dei cittadini in un normale paese democratico? I sindaci? L’esercito? I cittadini stessi che si organizzano in ronde?

 

Questi provvedimenti evidenziano la ricerca della mossa “ad effetto” per nascondere l’incapacità nella gestione del problema della sicurezza in Italia; tutto viene visto come una continua emergenza in cui, a causa dell’emergenza stessa, è consentito emanare norme speciali, limitando, di fatto, la libertà dei singoli cittadini invece di garantirla. La sicurezza è un’altra cosa. E’ la gestione della quotidianità dei cittadini, non dell’emergenza.

 

Il problema della sicurezza deve e può essere affrontato con gli strumenti che sono già a disposizione dello Stato, garantendo la certezza della pena. Il corpo istituzionale preposto alla tutela dell'ordine pubblico è quello di Polizia (dai Carabinieri, alla Guardia di Finanza, dal Corpo Forestale alla Polizia di Stato, Penitenziaria o Locale). Persone formate e qualificate che devono garantire un’accettabile grado di sicurezza per i cittadini, fronteggiare emergenze e gravi necessità collettive, nell'obiettivo dell'incolumità pubblica.

 

Che senso ha parlare di sicurezza e poi tagliare pesantemente i fondi per le forze dell’ordine?

 

tagli_estratto.JPGIl Decreto Legge 112/2008, emanato a luglio 2008 dal Governo in carica, prevede per il solo 2009 tagli nell’ordine pubblico e sicurezza per 451 milioni di euro (-4,6%); nel soccorso civile di 170 milioni di euro (-4,7%) (Il Sole24Ore - Tagli per il 2009.pdf).

 

I fondi per l’amministrazione penitenziaria, ovvero per i carceri, sono stati ridotti solo per il 2009 di 133 milioni di euro (2008-10-27 Il Sole24Ore.doc).

 

In tre anni, i tagli previsti dalla manovra finanziaria del Governo in ambito di sicurezza toccano i 3 miliardi di euro (2008-07-17 Il Corriere della Sera.doc).

 

Tutto questo quando, già ad oggi, la carenza di organico delle Forze di Polizia è stimata in circa 21 mila agenti (forze_polizia_sole24ore_17.2.09.pdf).

 

Non si può fare una politica di sicurezza efficace tagliando i fondi alle forze dell’ordine.

 

Sembra invece che l’unica preoccupazione di chi Governa sia quella di rassicurare tutti, negando spudoratamente l’evidenza:

 

«Non ci sono tagli» (Silvio Berlusconi, 2008-07-17 Il Corriere della Sera (2).doc)

 

Anche se il rischio è quello di essere smentiti persino dai propri stessi alleati:

 

«I tagli previsti per i prossimi tre anni impediranno di difendere tutti i cittadini. Non sarà, infatti, possibile l'acquisto di autovetture, di mezzi, di strumenti utili per svolgere il servizio; non si potranno rinnovare le armi in dotazione, non si potranno acquistare munizioni, divise e quant'altro serva per l'ordinaria amministrazione» (Carmine Abagnale, consigliere comunale di Forza Italia (ora PDL) a Milano, 2008-07-17 Il Corriere della Sera.doc )

 

Il 25 aprile 2009 in un’intervista al Corriere della Sera, il Ministro degli Interni, Roberto Maroni, risponde alla seguente domanda:

 

D:«Da quattro mesi i poliziot­ti non prendono straordina­ri e indennità».

R:«Ho sollecitato il ministro dell’Economia Giulio Tremon­ti e posso annunciare che il decreto è stato firmato» (2009-04-25 Il Corriere della Sera.doc ).

 

Un ennesimo annuncio.

 

Ne emergono le incoerenze e le contraddizioni di questi provvedimenti governativi, che danneggiano la sicurezza di noi cittadini, ingannati con parole rassicuranti nella certezza che nessuno di noi (o quasi) si prenderà la briga di verificare quello che viene solo ripetutamente annunciato in TV. Non facciamoci trattare come idioti: smontiamo questi annunci vuoti sensibilizzando chi non ha la possibilità di confrontare la verità della TV con la verità dei fatti.

 

 

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16/02/2009

«Contro il mercato della prostituzione» ma solo con annunci impossibili

calendariomaracarfagna1.jpgA settembre 2008 il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge messo a punto dal Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna insieme ai colleghi della Giustizia e dell'Interno, Alfano e Maroni, che modifica la legge Merlin (2008-09-11 Il Sole24Ore.doc). Attualmente in Italia la prostituzione è legale, ma lo sfruttamento della prostituzione è proibito; in futuro prostituirsi continuerà a non essere reato ma sarà vietato farlo in luoghi pubblici, ovvero per strada, nei parchi, in aperta campagna. E chi trasgredisce, «lucciole» e clienti, potrà essere punito prima con le multe (fino a 3mila euro) e poi con l'arresto (fino a 15 giorni). Sono principalmente queste le novità del disegno di legge «contro la prostituzione».

Con questo provvedimento il Governo intende garantire maggiore sicurezza ai cittadini e combattere il degrado che accompagna la prostituzione in luogo pubblico che viene definita un fenomeno di «allarme sociale». Alcune dichiarazioni a riguardo:

«uno schiaffo durissimo al mercato» della prostituzione, «le toglie linfa» (Mara Carfagna, 2008-09-11 Il Corriere della Sera.doc)

«Come donna impegnata in politica e nelle istituzioni, la prostituzione mi fa rabbrividire - ha aggiunto il ministro -. Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo. Ma mi rendo conto che è fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga» (Mara Carfagna, 2008-09-11 Il Corriere della Sera.doc)

E’ purtroppo evidente l’atteggiamento ipocrita dell’On. Mara_Carfagna che dichiara di provare «orrore per chi vende il proprio corpo» quando l’ex soubrette, ora Ministro delle Pari Opportunità, ha in passato usato il proprio corpo per arrivare dove è arrivata, facendo per esempio calendari sexy per la rivista Max.

Ma a prescindere da queste dichiarazioni, che lasciano il tempo che trovano e non portano a nulla, l’attenzione deve essere posta sul contenuto e sulle conseguenze di questo provvedimento.

Assistiamo, ancora una volta, ad una legge che mira esclusivamente ad ottenere il consenso del “pubblico”, senza portare alcuna risposta alle reali esigenze di sicurezza dei cittadini.

Si nasconde il problema. Con questo provvedimento, non si vuole né regolare né vietare la prostituzione: piuttosto, si chiede solo che non sia visibile. Una prima conseguenza sarà quella di spingere il problema nel sommerso; saranno ripulite esteticamente le strade dalla prostituzione lasciando assolutamente invariate le reali e serie tematiche che riguardano lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù delle persone prostitute.

Introduce un principio discriminatorio. Si introduce un principio discriminatorio a danno dei soggetti più deboli: chi si prostituisce in casa può farlo, chi si prostituisce per strada, rischia la galera. Un uomo o una donna che si prostituisce volontariamente, non lo fa per strada ma solitamente in casa e contatta i clienti via internet o tramite annunci sui giornali. Chi si prostituisce per strada?  I soggetti più deboli, di solito donne sfruttate e ricattate dai loro aguzzini che minacciano ritorsioni contro le loro famiglie ed i loro figli, donne che non hanno alcuna possibilità di scelta.

Danneggia ed isola i soggetti più deboli. Qual è l’unica speranza per le persone che sono costrette a prostituirsi per strada? Il sostegno e l’aiuto fornito dagli assistenti sociali e dalle associazioni di volontariato, laiche o religiose, che sono concretamente impegnate nella lotta allo sfruttamento della prostituzione, che forniscono un sostegno morale, grazie al quale, dopo un lungo lavoro psicologico, molte prostitute riescono a trovare il coraggio di denunciare, far arrestare i loro aguzzini e rifarsi una vita. Nascondere questo tipo di prostituzione negli appartamenti ridurrà a zero la possibilità di intervento delle associazioni di volontariato e condannerà queste persone ad una vita senza speranza.

Il carcere per prostitute e clienti è inapplicabile. La legge prevede fino a 15 giorni di carcere per clienti e prostitute. In Italia si calcola che vi siano circa 70-100.000 prostitute; ipotizzando che ciascuna abbia in media dieci clienti si arriverebbe ad un milione di persone. Anche se fossimo inefficienti e arrivassimo ad arrestarne, per dire, il 10%, ovvero centomila persone, potremmo farlo? Naturalmente no, in tutta Italia abbiamo carceri per circa 50mila persone e sono già ampiamente sovraffollati. Ma in realtà nessuno finirà in carcere. Infatti, in base alle leggi Italiane, la condanna fino a due anni è coperta dalla condizionale, se supera i due anni e arriva a tre, non si sconta in carcere ma per lo più ai servizi sociali. Quindi, per avere speranze di finire in carcere bisogna superare tre anni di pena. Una prostituta o un cliente dovrà totalizzare 72 condanne per avere 3 anni, 73 condanne per superare i tre anni e andare in galera per quindici giorni. Sempre che il giudice dia per ogni condanna il massimo della pena, sempre che non scatti la prescrizione che è rapidissima, scatta nel giro di tre anni e quindi è impossibile fare un processo per tre gradi di giudizio. E i giudici dovranno celebrare migliaia di processi già sapendo che saranno inutili, ma li dovranno celebrare lo stesso.

In sostanza si tratta ancora una volta di affrontare un problema reale con annunci impossibili da smentire, contornati da discussioni che fanno in modo che la gente pensi che veramente all'annuncio seguirà qualcosa di concreto.

No, all’annuncio segue solo un tristissimo vuoto.

23:30 Scritto da : sullozero in Sicurezza | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: prostituzione, sicurezza, annuncio, carceri, carfagna, volontariato | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

26/11/2008

Più potere ai Sindaci

Ad inizio agosto è stato firmato dal Ministro degli Interni il decreto che attribuisce più poteri ai sindaci in materia di «incolumità pubblica e sicurezza urbana». Il provvedimento, ha completato il pacchetto sicurezza varato dal Governo e consente ai sindaci di intervenire «per prevenire e contrastare» situazioni di degrado. Alcune dichiarazioni a riguardo:

«Da questo punto di vista - ha sottolineato Maroni - diamo molto potere ai sindaci» (2008-08-05 Corriere della Sera.doc)

Maroni ha aggiunto che in materia di sicurezza si attende che arrivino proposte «creative» dai sindaci italiani (2008-08-05 Corriere della Sera.doc)

Ed infatti, le proposte creative sono arrivate. Eccone alcuni esempi (2008-08-17 The Indipendent.doc):

Ø       A Genova, per esempio, adesso è reato andare in giro con in mano una bottiglia di vino o una lattina di birra. A Roma invece questo va bene, ma se vi stendete sotto un pino o sulle scale di piazza di Spagna per berle, o semplicemente per mangiare un sandwich, il vostro “indecoroso” comportamento potrebbe essere punito. Stesso discorso se il vostro spuntino al fresco è seguito da un pisolino.

Ø       Due persone possono sedersi su una panchina di un parco nella città di Novara, ma se una terza si unisce a loro dopo le 11 di sera, i tre stanno infrangendo la legge. A Viareggio possono sedersi sulle panchine tutte le persone per cui c’è posto, ma se uno di loro ci appoggia i piedi rischia una multa. Spargete briciole di pane per i piccioni nella città di Lucca e potreste diventare più poveri di centinaia di euro.

Ø       La guerra all’accattonaggio è stata intrapresa da molte città - inclusa Assisi, la città di S. Francesco che proprio qui iniziò la sua vita religiosa come mendicante. Nella romantica città di Verona questa tendenza è stata portata fino alla sua logica conclusione: la confisca dei guadagni dei mendicanti. A Firenze adesso è illegale pulire i parabrezza delle automobili in coda ai semafori.

E’ questa la risposta all’esigenza di sicurezza dei cittadini?

Da una parte il Governo introduce un “Ministro della semplificazione” con il compito di identificare ed abolire le leggi superflue (in carico all’On.Calderoli), dall’altra, nell’interesse di una maggiore democrazia e sicurezza a livello locale, il suo Ministro degli Interni ha permesso lo sbocciare di migliaia di leggi, in parte ridicole, in parte discriminatorie, in parte inapplicabili.

Inoltre, queste ordinanze, dovranno essere fatte rispettare dalla polizia locale i cui organici non saranno potenziati; tutto questo a discapito dei veri problemi legati alla sicurezza dei cittadini (furti, violenze, rapine, ecc... per intendersi). Non è un caso che le principali sigle autonome di polizia abbiamo indetto una mobilitazione nazionale a riguardo, programmata per i primi di settembre. (2008-08-07 Il Sole24Ore.doc)

Per concludere, prendiamo come esempio, le ordinanze anti-degrado disposte dal Sindaco di Milano, Letizia Moratti, a cui hanno fatto seguito le dichiarazioni:

Ordinanze anti-degrado. «Per tutelare i cittadini da comportamenti pericolosi e che limitano la libertà» (2008-11-05 Vivimilano.doc)

«Siamo la prima città italiana - ha detto la Moratti con a fianco il vicesindaco Riccardo De Corato e l'assessore Mariolina Moioli - che ha emesso le ordinanze per la sicurezza unite a interventi di prevenzione, di sostegno e di recupero sociale». (2008-11-05 Vivimilano.doc)

Queste le ordinanze:

Ø       Uso e acquisto di stupefacenti. Niente canne o stupefacenti in luogo pubblico, ma è anche «fatto divieto di cedere a qualsiasi titolo, sostanze stupefacenti in luogo pubblico». Lo stesso divieto vale per l'acquisto «anche se solo a uso personale » di stupefacenti «in luogo pubblico o in spazi aperti al pubblico». Quindi in luogo pubblico è reato, mentre altrove no (Chi si fa una canna allo Stadio commette reato? Mi chiedo quante multe saranno date in questo contesto).

Ø       Prostituzione. Vietato prostituirsi in luogo pubblico, divieto di contrattare prestazioni sessuali «per chi esercita il meretricio». Per i clienti, chi si ferma in auto o a piedi «sul demanio pubblico, su spazi aperti al pubblico o visibili al pubblico» è sanzionabile (Quindi, se il cliente si ferma in moto o bicicletta non è previsto il reato?). Stesso discorso discriminatorio, per cui in luogo pubblico una cosa è reato mentre prostituirsi in casa, lontano da occhi indiscreti, no. Questa è un‘ordinanza che anticipa il disegno di legge dell’On. Carfagna per la lotta contro la prostituzione (ma solo in strada), norma demenziale e discriminatoria a cui dedicherò un articolo.

Ø       Alcool. Divieto di consumare bevande alcooliche in bottiglie di vetro o lattine in tutti i luoghi pubblici o aperti al pubblico quando si creino condizioni di pericolo per le bottiglie abbandonate o frantumante; quando «si concretizzino comportamenti incivili, violenti o tali da limitare la piena e serena fruizione dei luoghi pubblici». Come si fanno a mettere in pratica queste norme? Un cittadino che passeggia con in mano una bottiglia di birra è sanzionabile se si trova in prossimità di 10 bottiglie abbandonate ed in parte frantumate? E se sono 100? Ridicolo.

Ø       Accattonaggio. Per l'accattonaggio il divieto riguarda chi è insistente o fastidioso, con relativo «sequestro» dell'elemosina e delle «attrezzature impiegate nell’attività di accattonaggio». Ci siamo ridotti a multare chi chiede la carità, ma solo se è insistente. Ma pensandoci un attimo…uno perchè fa l'accattone? Perchè non ha un soldo. Che senso ha multare un accattone? Come la pagherà la multa? La multa al miserabile, al poveraccio è esattamente come accecare un non vedente, come assordare un sordo, come vietare di parlare a un muto.

Ø       Writers. Divieto di imbrattare i muri pubblici e privati con scritte o qualunque pittura/disegno. Sembra sensato. Il punto è che si assimilano i vandali che imbrattano le facciate condominiali con i writers, ovvero i graffitari, che hanno capacità artistiche ed esprimono la loro creatività solitamente in periferie grigie e degradate su muri fatiscenti. Forse sarebbe opportuno fare dei distinguo e mettere a disposizione di questa esigenza creativa aree apposite o individuare aree dismesse e degradate da recuperare.

Le sanzioni prevedono multe di 500 euro e dovranno essere rilevate non solo dai 3000 vigili ma anche da 7000 tra poliziotti, carabinieri e guardia di Finanza di stanza a Milano. Forse le forze dell’ordine hanno qualcosa più importante da fare: salvaguardare la sicurezza dei cittadini.

Nel momento in cui si ha solo un'impostazione di questo tipo e non si fronteggiano i problemi dando delle alternative significa che stiamo precipitando velocemente verso l’ennesimo provvedimento di facciata che un’amministrazione proibizionista e populista sfodera a suon di slogan per rassicurare ulteriormente gli orgogliosi fan della “tolleranza zero”.

22:02 Scritto da : sullozero in Sicurezza | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: sindaci, maroni, moratti, prostituzione, writers, alcol, canne | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook