11/01/2010

Italia 2010: L’esasperazione dei lavoratori precari può sfociare in lacerazione sociale?

Voicity.jpg

 

Non vuole essere un triste presagio, bensì un segnale di allarme. Le recenti manifestazioni di lavoratori “a rischio”: precari, in cassa integrazione o addirittura in credito di alcune mensilità di stipendio, sono in aumento.

 

Questa la cronaca relativa agli ultimi 30 giorni.

 

16/12/2009 I lavoratori Yamaha Italia sfidano il gelo invernale pur di ottenere visibilità per la loro lotta per la salvaguardia del posto di lavoro: sono rimasti alcuni giorni sul tetto dell’Azienda.

 

22/12/2009 I lavoratori Fiat (circa 3.000 persone) di Termini Imerese manifestano a Roma. Sono ormai esasperati per l’annunciata chiusura della fabbrica e confermata entro il 2011. Ne è riprova la recente manifestazione tenutasi a Roma il 22 dicembre 2009.

 

La preoccupazione è acuita dal fatto che nell’area siciliana non esistono alternative professionali. Perlomeno nell’ambito della legalità.

 

05/01/2010 Gli 800 lavoratori del call-centre Voicity, (ex Omnia Service, ex Wind) di Milano bloccano i propri dirigenti all’interno dell’azienda. Lamentano il silenzio di fronte alle legittime richieste di chiarimenti circa il mancato pagamento delle ultime 2-3 mensilità di stipendio.

 

Il tutto, a seguito di varie fusioni societarie e cambi di proprietà non proprio trasparenti.

 

L’esempio di Voicity, che segue di poche settimane il caso Eutelia è emblematico. Si tratta di un call-centre in outsourcing, ovvero presta lavoro (e voce) per conto di primarie aziende, quali Mediaset, Unicredit, Tiscali, ecc.

 

Durante il collegamento televisivo del 07/01/2010 con la trasmissione “AnnoZero” un lavoratore Voicity ha centrato l’aspetto fondamentale. La distanza siderale che ormai intercorre tra la politica, ed i lavoratori precari che si sentono abbandonati.

 

Da soli lottano per la tutela dei propri diritti.

 

Di questo passo il solco è destinato solo ad aumentare in maniera preoccupante.

 

Autore It’s no game

 

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01/01/2010

La produzione industriale in Italia crolla ai livelli di 23 anni fa. Nel silenzio della TV

Venerdì 26 dicembre. Mentre guido ascolto distrattamente il giornale radio su radio24 ma una notizia mi colpisce:

 

I livelli della produzione industriale italiana sono tornati indietro, a causa della crisi, di quasi 100 trimestri, 92 per l’esattezza, cioè circa 23 anni. Da questo punto di vista siamo tornati al 1986.

 

Questo è quanto riportato in uno studio pubblicato da Bankitalia che esamina le conseguenze per il sistema produttivo italiano della crisi economica internazionale avviatasi nel 2007.

 

Lo studio prende in considerazione gli effetti delle ultime tre ondate di recessione globale: quella registrata nel 1974-1975, quella dei primi anni Novanta e quella generata dalla crisi dei mutui subprime in America.

 

In Italia, il calo della produzione industriale è stato più ampio rispetto alla media internazionale ed ai cali registrati nei suoi principali paesi.

 

Misurato in termini di trimestri persi, cioè di quanto indietro nel tempo sono tornati i livelli della produzione, la maggiore gravità della situazione italiana risulta evidente: i 61 (15 anni) e 38 (10 anni) trimestri di Francia e Germania [Nota1] si confrontano con i 92 (23 anni) dell’Italia.

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Il crollo della produzione industriale è dipeso principalmente dalla brusca contrazione della domanda estera, che ha poi frenato quella intraindustriale. Dall’inizio del 2008 le esportazioni italiane di beni e servizi sono calate di quasi il 25 per cento in termini reali, più di quanto fatto registrare nello stesso periodo dal commercio mondiale e dagli altri maggiori paesi dell’area. 
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L’analisi del quadro internazionale consente di concludere che la ripresa della nostra economia dipenderà, più che nel passato, dalla dinamica della domanda interna, oltre che dalla capacità del nostro sistema produttivo di rispondere alle accresciute pressioni competitive.

 

Ma il problema fondamentale è quanto tempo ci metteremo a recuperare la perdita dovuta alla crisi economica. Nelle ipotesi più ottimistiche, se va tutto bene, l’appuntamento è tra almeno 7 anni, ovvero per il 2017.

 

La notizia è stata pubblicata dal Sole24Ore (2009-12-26 Il Sole24Ore.doc) e ripresa nella trasmissione focus economia in onda su radio24 il 28 dicembre:
podcast

Mi sarei aspettato di ascoltare un servizio su questa notizia in TV, magari nell’apertura dei telegiornali o, al limite, in un servizio di primo piano, dato che l’esito dello studio è rilevante e purtroppo allarmante. Ho cercato nelle edizioni di punta (ore 13.00 e 20.00) dei principali TG (TG5 e TG1). Nulla, neanche un accenno. In pratica questa notizia è sconosciuta al 99,9% degli italiani.

In compenso, nel TG5 del 27 dicembre, ore 13, Branko, noto astrologo, ha spiegato (in ben 5 minuti e mezzo di TG dal minuto 22.38) agli italiani che «la posizione degli astri indica che il 2010 sarà per l’Italia un anno positivo con un passaggio storico in cui partirà una nuova Repubblica in quanto entra il pianeta Giove ma soprattutto Urano che ci vuole nuovi e più moderni, con riforme, le stelle vogliono da noi questa riforma… per quanto riguarda Berlusconi non mi è mai più capitato di trovare in un personaggio pubblico un cielo così chiaro, così limpido e credo che sia invincibile…. Queste due persone (Berlusconi e Bersani) riescono a dialogare e a portare avanti le riforme che poi in fondo sono le riforme che faranno bene al Paese». Insomma, Branko deve aver letto quanto detto dal Premier in data 26 dicembre.

 

E questa sarebbe informazione? Il lavaggio del cervello?

 

Questi patetici, ridicoli, ingannevoli TG non hanno alcuna credibilità ma intanto la realtà dei fatti è omessa e quindi ignorata da buona parte di noi italiani.

[Nota1] Nello studio sono indicati 12 e 13 trimestri (3 anni) per Francia e Germania ma, a mio parere, sono stati erroneamente riportati i trimestri persi in rapporto al PIL invece di quelli persi in rapporto alla produzione industriale, come si deduce da quanto indicato nella Tav.2. Ad ogni modo, nulla cambia per l’Italia.

 

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20/11/2009

La banda larga = Sviluppo e Competitività

 

MIGLIORI INFRASTRUTTURE PER UN PAESE COMPETITIVO”.

 

Molti politici si riempiono la bocca con un simile slogan. Peraltro, tale affermazione è più che condivisibile.

 

Tuttavia ciò che conta sono i fatti, ovvero le azioni messe concretamente in atto per trasformare una dichiarazione d’intenti in qualcosa di concreto.

 

Ebbene, leggiamo questi ultimi giorni che parte del Governo non considererebbe prioritario lo sviluppo della banda larga nel territorio Italiano. Ciò anche a causa di difficoltà a reperire la totalità dei fondi necessari. Di conseguenza, in data 09/11/2009 le aziende del comparto delle telecomunicazioni, molto preoccupate, hanno inviato un accorato appello al Governo affinché si trovino al più presto le risorse economiche (circa 800 milioni di Euro) senza ritardi o soluzioni di compromesso.

 

Ma cerchiamo di capirne di più: che cos’è la banda larga? Perché va estesa all’intero territorio nazionale?

 

Innanzitutto per “banda larga” si intende l’accesso e quindi l’utilizzo della rete Internet veloce (Adsl e/o fibra ottica). Per maggiori dettagli: funzioni e potenzialità dell’internet veloce.

 

E’ chiaro ed evidente che l’attuazione di tale progetto permetterebbe sia a privati cittadini, sia ad aziende maggiore velocità e dinamismo nello scambio di informazioni, sviluppo affari, invio merci, e così via.

 

A tale proposito è interessante osservare l’attuale posizione dell’Italia in raffronto agli altri Paesi dell’unione Europea (UE) in tema di E-commerce, ovvero l’acquisto di beni e/o servizi tramite Internet.

 

diffusione banda larga.JPG

 

Purtroppo la fotografia che ne ricaviamo è allarmante. Secondo i dati ufficiali più recenti (2008) l’Italia si colloca al 20esimo posto su un totale di 27 Paesi.

 

In particolare solo l’11% degli Italiani ha effettuato almeno un acquisto tramite E-commerce nel 2008.

 

Di contro, Paesi con una popolazione simile alla nostra come Inghilterra Germania e Francia hanno rispettivamente segnato un 57%, 53% e 40%.

 

Nel mondo l’E-commerce è già una realtà. Cresce a ritmi vertiginosi grazie all’accesso diffuso di Internet veloce.

 

Più in generale, la seguente tabella evidenzia il divario digitale tra l’Italia ed i principali paesi europei:

divario digitale europa.JPG

Siamo in ritardo ed abbiamo urgenza di sviluppare la nostra infrastruttura (banda larga) per recuperare velocità nell’autostrada della competitività.

In conclusione, il rischio che l’Ita­lia resti arretrata in un’infrastruttu­ra fondamentale per la competitività del Paese è reale; lo sviluppo della banda larga è un tonico anti-crisi for­midabile anche se meno visibile del­le strade e dei ponti: quello che ci consente di navigare velocemente in Internet, con benefici per la no­stra vita privata e professionale, per la competitività e la produttività delle aziende italiane che si devono rapportare tutti i giorni con quelle straniere, per i servizi forniti dalla pubblica amministra­zione ai cittadini.

Autore It’s no game

 

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13/10/2009

Ridurre i costi della politica: una bella favola per i telespettatori

Siamo in recessione da oltre un anno. Una delle prime azioni intraprese dalle aziende per limitare i danni è stata la riduzione dei costi. Per fare alcuni esempi: via i bonus, gli extra, drastica riduzione delle trasferte di viaggio e delle auto aziendali, niente più acqua gratis alla macchinetta del caffè e così via.

 

Ci si aspetta che anche “l’azienda” Senato della Repubblica abbia intrapreso la stessa strada, dato che si alimenta con i soldi dei cittadini. Ad aprile 2009 è stato reso noto il rendiconto delle spese e delle entrate del Senato per il 2008. Rispetto all’anno precedente si è registrato un incremento di spesa pari al 2%; complessivamente stiamo parlando di oltre 520 milioni di euro di costo annuo per il mantenimento del Senato.

 

Di seguito la tabella, estratta dal rendiconto, che documenta la crescita delle spese sostenute dal Senato negli ultimi 7 anni, con un’impennata tra il 2002 ed il 2005.

tabella_rendiconto_senato.JPG

Eppure le promesse erano chiare:

 

«Ecco, questo deve essere il nostro obbiettivo, ridurre il costo della macchina pubblica per poter ridurre la pressione fiscale» (Silvio Berlusconi, 15 agosto 2008 Il Giornale).

 

Nessuna inversione di tendenza, anzi: un’accelerazione verso maggiori privilegi e spese, alla faccia dei cittadini che sono costantemente ingannati da facili assicurazioni e slogan dei soliti politici e dal silenzio colpevole di molti mezzi di informazione che, complici, omettono le notizie.

 

Il 30 settembre gli organi costituzionali hanno presentato al Tesoro le richieste per la dotazione finanziaria del 2010. Il Tesoro incrementerà la spesa per il Senato anno dopo anno, dal 2009 al 2012, fino a raggiungere (e forse superare) i 543 milioni di euro nel 2012 (2009-09-28 Il Corriere della Sera.doc).

 

Come si giustifica questo continuo aumento di spesa, in un periodo di recessione, in cui chi governa basa buona parte della sua credibilità sulle promesse di contenimento degli sprechi?

 

Un esempio che può sembrare irrilevante ma che invece è una testimonianza di quanto la politica sia distante dalla quotidianità in cui vivono gli italiani: 4.400 euro spesi per ordinare 50 asciugamani per le stanze della presidenza del Senato. A 88 euro l’uno. Per non parlare di 260.000 euro spese per dotare ogni senatore di una bella agenda di Nazareno Gabrielli 2009, al modico costo di 807 euro ciascuna; costo che dal 2010 (promettono) sarà abbattuto del 20% a circa 540 euro l’una: praticamente regalate… E’ questo l’esempio che viene da chi tutti i giorni ci dice di essere ottimisti e ci racconta la favola della riduzione dei costi della politica? Perché i telegiornali non ci mettono a conoscenza anche di questi “dettagli”?

 

Forse basterebbe non perdere memoria e ricordare che nella legislatura 2001-2006 le spese correnti del Senato sono cresciute del 39% oltre l’inflazione: l’attuale maggioranza politica, i cui rappresentanti parlano tanto di riduzione degli sprechi, ha la principale responsabilità nella cattiva gestione dei conti pubblici in quest’ultimo decennio (si pensi allo sforamento del debito che nel 2005 ha causato l’apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Europa contro l’Italia; infrazione che è stata chiusa nel 2008, grazie – piaccia o non piaccia ma è un fatto - agli interventi dolorosi disposti dal governo Prodi) e pretende di recitare la parte di chi si impegna attivamente per ridurre i costi che essa stessa alimenta costantemente.

 

Ma la memoria non va più di moda. 

PS: ad aprile 2009 è stato emesso anche il rendiconto relativo alla Camera dei Deputati per il 2008. Ho provato ad analizzarlo ma - lo ammetto - non sono riuscito a capire di quanto sono variate le spese rispetto all’anno precedente: viva la trasparenza! Ad ogni modo, mi affido all’analisi pubblicata sull’ottimo blog di Alessandro Tauro che evidenzia un incremento del 3,75% rispetto al 2007 con una spesa complessiva annua di 1 miliardo 490 milioni di euro. Alla faccia della recessione.

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08/08/2009

Prendi i soldi (dalla Cassa per il Mezzogiorno) e scappa

La Cassa per il Mezzogiorno indica un ente pubblico italiano creato nel 1951 per finanziare lo sviluppo economico dell’Italia meridionale, allo scopo di colmare il divario con le regioni settentrionali. Iniziativa lodevole, almeno nelle intenzioni.

images.jpgDall'inizio dell'operatività, sino al 1992 (anno di chiusura) la Cassa per il Mezzogiorno ha elargito alle regioni meridionali l’equivalente di circa 140 miliardi di euro con una spesa media annuale di 3,2 miliardi di euro. Con quali risultati? Insufficienti. La distanza tra nord e sud non si è attenuata, anzi: alto livello di povertà, disoccupazione alle stelle, infrastrutture carenti, sanità con tempi di attesa insostenibili, flusso migratorio costante verso il nord proprio a causa dell’assenza di strutture, di opportunità, di lavoro.

Tutto questo perché in un’ottica meridionale il denaro non è servito a creare migliori condizioni di sviluppo. E’ servito soprattutto a rafforzare quel piedistallo di clientele e di favori che permettono alla classe dirigente di conservare e consolidare il potere. Denaro sperperato dai politici locali per incrementare i propri privilegi e quelli dei loro amici, denaro che in gran parte è finito alla criminalità organizzata, sempre più radicata sul territorio. In sostanza, la Cassa del Mezzogiorno si è trasformata in una fonte di assistenzialismo e voto di scambio.

 

Ora, dopo circa 17 anni, il Governo prevede una riedizione della Cassa del Mezzogiorno con la creazione di un nuovo ente pubblico ed una nuova banca per il Sud. Primo stanziamento: oltre 4 miliardi di euro di soldi pubblici per sostenere la Sicilia (2009-07-31 Il Corriere della Sera.doc). A pensar male sembrerebbe un ritorno al passato; un flusso continuo di denaro verso nuovi carrozzoni assistenzialistici. Ma un provvedimento di questo tipo non deve essere giudicato negativamente a prescindere, in quanto la classe politica è cambiata. Ma ne siamo sicuri?

 

Prendiamo in considerazione la Sicilia, regione a statuto speciale (art. 116 della Costituzione Italiana), dotata di ampia autonomia, sia politica che amministrativa e finanziaria. Regione governata saldamente negli ultimi 8 anni da una maggioranza stabile che ha avuto modo di lavorare con pieni poteri e di programmare interventi a lungo termine. Basti pensare che alle elezioni politiche del 2001 tutti i 61 collegi della Regione sono stati assegnati alla Casa delle Libertà (ora confluita nel PDL). Per dare un’idea, il PDL era nel 2008 attorno al 50% a Palermo, Catania, Messina, Trapani, senza contare il 60% di Licata o Lampedusa. Il miglior risultato in tutto il Paese (2008-04-18 Il Corriere della Sera.doc). Con quali risultati?

 

Se ignoriamo i continui annunci o promesse e ci limitiamo ai fatti recenti, la risposta è semplice:

 

Nel triennio 2005-2007 l’indennità di carica per i componenti della giunta regionale siciliana è più che raddoppiata (+114,77%). (2008-08-27 Il Corriere della Sera.doc).

 

Nel 2007 la spesa pubblica regionale è aumentata dell’8% salendo a 15 miliardi di euro, mentre la sanità siciliana è costata 8 miliardi e 500 milioni di euro: 1.711 pro capite. Per fare un esempio: «nell’isola si è speso il 30% in più di quanto si spende per la sanità in Finlandia». (2008-04-18 Il Corriere della Sera.doc).

 

Nel 2008 i dipendenti sono cresciuti di 6.859 unità, fino al numero abnorme di 21.104 (di cui 2.245 dirigenti: uno ogni nove addetti), col risultato che «in Sicilia c'è un dipendente regionale ogni 239 abitanti, mentre in Lombardia il rapporto è di uno ogni 2.500» (dieci volte più basso). Per inciso, la Lombardia ha 9 milioni e mezzo di abitanti contro i 5 milioni della Sicilia.(2008-04-18 Il Corriere della Sera.doc).

 

Nel 2008 i deputati dell'Assemblea regionale siciliana si sono aumentati lo stipendio introducendo nuove commissioni di cui godono le relative gratifiche. (2008-04-18 Il Corriere della Sera.doc)

 

A ottobre 2008 il Governo ha concesso 140 milioni di euro di soldi pubblici al Comune di Catania, comune con quasi un miliardo di euro di debiti a causa di anni di sperperi, organici gonfiati, falsificazione dei bilanci. (2008-10-12 Il Sole24Ore.doc).

 

A dicembre 2008 il Governo ha concesso 80 milioni di euro di soldi pubblici al Comune di Palermo per sanare, tra l’altro, un buco da 45 milioni nei conti dell'Amia, la società comunale per la gestione dei rifiuti.(2009-02-12 Il Sole24Ore.doc).

 

A dicembre 2008 la commissione Affari Istituzionali della Sicilia ha respinto, con i voti decisivi di MPA e PDL, la proposta di abolizione delle province in Sicilia, provvedimento che avrebbe permesso di risparmiare circa 890 milioni di euro di soldi pubblici all’anno, come dettagliato nel rapporto Istat sui bilanci 2006. (2008-12-24 Il Corriere della Sera.doc).

 

A marzo 2009 i deputati regionali Siciliani hanno votato una legge per mantenere i loro doppi incarichi (con doppio stipendio) fino a quando la richiesta di incompatibilità al vaglio della Corte Costituzionale non approderà ad una sentenza finale in Cassazione, ovvero tra circa 5 anni. Nel frattempo, i deputati potranno finire il mandato senza doversi dimettere. (2009-03-26 Il Corriere della Sera.doc).

 

Ad aprile 2009 il presidente della Regione Sicilia, Lombardo, ha firmato le «Disposizioni programma­tiche e correttive per l’anno 2009» in cui si prevede l’assunzione di circa 500 nuovi dirigenti che porteranno a un nuovo rapporto interno: un dirigente ogni 6,6 dipendenti. (2009-04-26 Il Corriere della Sera.doc).

 

A luglio 2009 la Corte dei Conti ha denunciato i continui sprechi della regione Sicilia evidenziando che i debiti della regione nel 2008 sono cresciuti dell'83% rispetto al 2007, arrivando a poco più di 5 miliardi di euro. (2009-07-01 La Stampa.pdf).

 

Una pioggia di soldi pubblici sperperati per mantenere ed accrescere il potere di chi governa, a livello locale e nazionale, attraverso voto di scambio, assistenzialismo e collusioni con la criminalità organizzata.

 

Alla luce di questi fatti, la nuova cassa del mezzogiorno e la nuova banca del sud sembrano essere ulteriori pozzi senza fondo da cui attingere per mantenere i privilegi di una classe dirigente impresentabile e ingannare i cittadini vittime ma in parte responsabili per la loro mancanza di memoria e di consapevolezza.

 

Tagliare gli sprechi, abbattere l’assistenzialismo, ridurre poltrone/enti, introdurre la meritocrazia, il senso di responsabilità… belle parole buttate al vento.

 

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17/05/2009

Come giocare alla roulette con i nostri soldi pubblici

derivati2.jpgIn finanza, uno strumento derivato è considerato ogni titolo il cui valore è basato sul valore di mercato dei altri beni (azioni, indici, valute, tassi, ecc...). Esistono derivati strutturati per ogni esigenza e basati su qualsiasi variabile, perfino la quantità di neve caduta in una determinata zona piuttosto che l’esito della raccolta di grano, mais, ecc... Gli strumenti derivati possono essere utilizzati per la copertura di un rischio o anche per scopi speculativi sfruttando quello che in finanza è chiamato l'effetto leva. Senza entrare troppo nei tecnicismi, stiamo parlando di strumenti finanziari particolarmente rischiosi che vengono spesso equiparati alle scommesse, più che a degli "investimenti".

 

Detto questo, credo che utilizzare i soldi pubblici (le nostre tasse) in operazioni finanziarie speculative che si basano su strumenti derivati, sia come giocare tutti i risparmi dei cittadini alla roulette senza avergli chiesto il permesso. Un comportamento scorretto, rischioso, superficiale e poco trasparente da parte degli enti pubblici, con i soldi dei contribuenti.

 

Purtroppo, in Italia gli investimenti in strumenti derivati da parte degli enti locali è diffuso e a giugno 2008 ben 594 tra Regioni, Province e Comuni avevano sottoscritto contratti derivati swap per un ammontare complessivo pari a 35,6 miliardi di euro, molto spesso più per ottenere liquidità a breve termine che per ristrutturare il proprio indebitamento (2009-02-03 Il Sole24Ore.doc).

 

Oggi, gli enti locali finiti nelle sabbie mobili dei derivati, vedono seriamente peggiorata la loro posizione finanziaria di lungo periodo: in prospettiva montagne di debiti, di qui a venti o trent'anni, esponendoli non di rado al rischio di bancarotta (2009-02-03 Il Sole24Ore.doc).

 

Debiti che i contribuenti non hanno mai chiesto ma che saranno pagati con soldi pubblici. Insomma un disastro.


Un esempio su tutti: nel 2005 il Comune di Milano (giunta Albertini) ha stipulato contratti di derivati collegati a un bond a scadenza trentennale di 1,685 miliardi di euro. Oggi, nel 2009, il comune di Milano ha una perdita teorica di oltre 200 milioni di euro e, non bastasse, è stato probabilmente truffato dalle quattro banche a cui si è rivolto per aprire l’investimento (2009-02-17 Il Corriere della Sera.doc). La seguente deposizione del Direttore Centrale Finanza di Milano ai Magistrati che stanno indagando sulla presunta truffa, evidenzia la superficialità con cui i politici locali hanno disposto operazioni finanziarie con i soldi pubblici:

 

«I rappresentanti delle banche mi hanno sempre rappresentato ogni operazione come conveniente per il Comune, sottolineando sempre, ora me ne rendo conto, soltanto gli aspetti vantaggiosi di breve termine: hanno sempre affermato che il Comune, alla fine dei trent'anni, avrebbe comunque risparmiato. Non mi hanno mai prospettato un problema di mark to market negativo» (Direttore Centrale Finanza di Milano, Angela Casiraghi, 2009-04-28 Il Sole24Ore.doc)


Con la Finanziaria 2009 si è cercato di tamponare la situazione attuale. Il Ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, è
un aspro critico della finanza creativa fatta di strumenti finanziari derivati, la cui implosione ha causato la recessione economia mondiale. In una recente intervista, a proposito dell'attuale crisi dice:

 

«Il male da contrastare non sta nell'economia, ma nella finanza. E ha un nome oscuro: derivati. Non per caso nessuno osa parlarne. La massa è in continua crescita, l'importo nozionale dei derivati è ormai pari a dodici volte e mezzo il Prodotto interno lordo del pianeta. l'importo netto oscilla fra i 20 e i 40 trilioni di dollari, mentre il piano Obama, è di un trilione. Ma importo lordo o netto che sia, nei derivati è insito il cosiddetto rischio incalcolabile, non sai a vantaggio di chi o a carico di chi finirà questa enorme mole di scommesse finanziarie fini a se stesse» (2009-01-18 Il Corriere della Sera.doc).

 

Chi ha introdotto in Italia l’utilizzo di strumenti derivati da parte degli enti pubblici?

 

Giulio Tremonti, nella legge 448/2001 del 28 dicembre 2001 (Finanziaria del 2002, governo Berlusconi), in cui il comma 1 dell’articolo 41 (Finanza degli enti territoriali) prevede che:

 

«Con lo stesso decreto sono approvate le norme relative all’ammortamento del debito e all’utilizzo degli strumenti derivati da parte dei succitati enti».

 

Usiamo la memoria come strumento per far affiorare la verità.

 

Il Ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, idolatrato da parte della stampa, ha evidenziato incompetenza, mancanza di credibilità, superficialità e ipocrisia. In quale altro modo può essere definito il suo comportamento?

 

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19:17 Scritto da : sullozero in Crisi economica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: derivati, tremonti, enti pubblici, debiti, finanza creativa | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

15/04/2009

E questa sarebbe la lotta agli sprechi?

foto soldi.jpgE’ passato poco più di un anno dall’insediamento del nuovo Governo. Un anno di recessione economica, di tagli generalizzati disposti dalla legge finanziaria del Governo in diversi settori, dalla scuola alla cooperazione, dall’ordine pubblico alla giustizia, dal soccorso civile alla tutela del territorio, dalle politiche sociali per le famiglie alle politiche per il lavoro (Il Sole24Ore - Tagli per il 2009.pdf) avvalorati, a detta del Governo, dal quadro economico che non consente di mantenere i livelli di investimento passati e dalla necessità di ridurre gli sprechi, punto su cui sono tutti concordi ma con forti distinguo sulle modalità con cui ottenere tali risparmi.

 

La lotta agli sprechi tanto annunciata è stata colpevolmente ignorata in diverse occasioni. Questo è un elenco non esaustivo di provvedimenti che hanno causato un costo aggiuntivo sui conti dello stato Italiano, ovvero su noi contribuenti che paghiamo le tasse, costi che si potevano tranquillamente evitare rinunciando ad interessi di parte e lavorando per il cosiddetto «bene comune», termine sconosciuto alla quasi totalità della nostra classe dirigente.

 

4 miliardi di euro di extra costi riversati sulle spalle dei contribuenti italiani per vendere Alitalia ad un gruppo di imprenditori definiti “Patrioti” facendo leva in campagna elettorale «nell’Italianità» della compagnia di bandiera. A fine 2008 Air France è entrata come socio al 25% con la prospettiva dell’acquisizione. Un duro colpo per gli ingenui che credevano «nell’Italianità» ma soprattutto un duro colpo per i nostri soldi pubblici dato che l’offerta originale di Air France non apriva problemi con Bruxelles e non costava nulla, tranne le indennità per un numero di esuberi comunque inferiore: anzi, portava qualche spicciolo nelle casse dello Stato perché i francesi avrebbero pagato, seppur poco, le azioni di Alitalia. (Articoli Alitalia)

 

140 milioni di euro di soldi pubblici concessi al Comune di Catania, comune con quasi un miliardo di euro di debiti a causa di anni di sperperi, organici gonfiati, falsificazione dei bilanci. In un paese civile il Comune sarebbe stato commissariato ed il sindaco si sarebbe dimesso. In Italia, il Comune di Catania riceve soldi pubblici a fondo perduto alla faccia della meritocrazia e dei comuni virtuosi con bilanci sani, mentre l’ex sindaco di Catania, il medico personale di Berlusconi (Nicola Scapagnini), indagato con gli ex assessori al Bilancio, i responsabili dei servizi finanziari e altri funzionari del Comune per associazione per delinquere, falso ideologico aggravato e falso in bilancio, dopo 8 anni di dissesto finanziario è stato promosso come parlamentare del PDL. (Articoli 2008-10-12 Il Sole24Ore.doc e 2009-09-24 Il Sole24Ore.doc)

 

80 milioni di euro di soldi pubblici concessi al Comune di Palermo per sanare, tra l’altro, un buco da 45 milioni nei conti dell'Amia, la società comunale per la gestione dei rifiuti. La società detiene il primato mondiale di uno spazzino ogni due chilometri mentre l'immondizia continua ad ammassarsi agli angoli delle strade. Il comune di Palermo spende annualmente il 72% delle spese correnti (circa 600 milioni di euro) per pagare 21.895 dipendenti. Ottomila più di dieci anni fa: un dipendente comunale ogni 30 abitanti (Si pensi che a Torino vi è un dipendente comunale ogni 600 abitanti). Un carico insostenibile. Anche in questo caso in un paese civile il Comune sarebbe stato commissariato ed il sindaco azzurro Diego Cammarata (tra l’altro indagato dalla Corte dei Conti) che guida il Comune da oltre 7 anni si sarebbe dimesso. In Italia viene premiato con 80 milioni di euro; la meritocrazia, i comuni virtuosi ed il federalismo ringraziano. (Articoli 2009-02-12 Il Sole24Ore.doc e 2009-02-26 Il Corriere della Sera.doc)

 

5 miliardi di dollari che l’Italia stanzierà nei prossimi 25 anni a favore della Libia, come rimborso per l’occupazione coloniale, con la promessa di piena collaborazione da parte della Libia per combattere i commercianti di schiavi, nel contrasto all'immigrazione clandestina. Gli sbarchi degli immigrati sulle spiagge di Lampedusa non si sono arrestati, anzi, sono fortemente aumentati negli ultimi mesi, in quanto la Libia non ha alcuna intenzione nel bloccare questi migranti ma ha interesse a favorirne il passaggio. Il mercato degli schiavi è molto lucroso ed è alimentato dalle tribù tuareg del Niger, tribù appoggiate dalla Francia che a sua volta è in buoni rapporti con Gheddafi. In sostanza un fallimento della politica estera italiana: 5 miliardi di dollari in cambio di una promessa da parte di un paese in cui vige un regime autocratico. (Articolo L’accordo con la Libia)

 

400 milioni di euro di soldi pubblici per organizzare il vertice internazionale G8 dall’8 al 10 luglio 2009 alla Maddalena, quattro volte di più di quanto si è speso nel 2001 per l’analogo vertice svoltosi a Genova. Che senso ha spendere una somma del genere per un vertice alla Maddalena in questo periodo di recessione economica? Non sono altre le priorità in cui investire? (Articolo I costi del G8)

 

890 milioni di euro di soldi pubblici che ogni anno andranno sprecati per alimentare l’ente provinciale Siciliano, su volontà dell’attuale maggioranza di Governo, in barba agli annunci e alle promesse elettorali di abolizione delle province. L'abolizione delle province in Sicilia potrebbe essere fatta in un giorno. A differenza di Roma infatti, a Palermo non servirebbe una modifica istituzionale: nello Statuto che il 15 maggio 1946 riconosceva l'autonomia della Regione, l’articolo 15 ne prevedeva l’abolizione. A dicembre 2008 il presidente della commissione antimafia in Regione, Lillo Speziale, ha presentato in commissione Affari Istituzionali la proposta per abolire le province e trasferirne le competenze ai comuni. Su tredici membri della commissione, i presenti erano otto. I quattro democratici hanno votato per l'abolizione e chi rappresentava l'Udc di Pier Ferdinando Casini (favorevole alla soppressione) non era presente. Gli altri, dai rappresentanti del PDL al presidente, il lombardiano Riccardo Minardo (il cui voto valeva doppio ed è stato determinante), hanno votato contro. A dispetto delle promesse di Silvio Berlusconi e di quelle di Gianfranco Fini. (Articolo La Maggioranza boccia l’abolizione delle province)

 

400 milioni di euro di extra costi per organizzare il referendum sulla nuova legge elettorale in una data diversa (14 o 21 giugno) da quella in cui si terranno le elezioni europee (7 giugno). Con il solo obiettivo di boicottare il referendum per interessi di parte, alla faccia della libertà di scelta dei cittadini, della recessione economica, dei soldi pubblici, di 800mila italiani che hanno firmato per chiedere questa consultazione. Ma anche un insulto all’intelligenza di tutti gli italiani (chi vuole scorporare il referendum dice che un referendum mischiato in mezzo ad elezioni europee, comunali e provinciali rischia di «confondere» gli elettori) che devono essere messi nelle migliori condizioni per partecipare ed esprimere il loro voto (non è così difficile: SI o NO). (Articolo Il boicottaggio del referendum)

 

500 milioni di euro concessi a fondo perduto dal Governo al Comune di Roma per supportare il piano di rientro del debito presentato dal sindaco Gianni Alemanno. Le risorse attingono dal Fas, il fondo statale per le aree svantaggiate (tra cui, l’Abruzzo tristemente noto per il recente terremoto, per esempio). Le difficoltà del bilancio della capitale hanno natura storica e strutturale e dipendono anche da fattori esterni, come la crisi della Regione Lazio (che deve a Roma 1,2 miliardi) e l'abolizione dell'Ici sulla prima casa che toglie al Comune un gettito autonomo e direttamente riscosso di quasi 400 milioni sostituendolo con trasferimenti il cui ammontare e la cui data di incasso è incerta. Anche in questo caso, un provvedimento che premia un comune indebitato stride con la meritocrazia e con i comuni virtuosi che gestiscono i loro bilanci in attivo. (Articoli 2008-06-16 Il Sole24Ore.doc e 2008-10-01 Il Sole24Ore.doc)

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14/03/2009

Per fortuna che il Governo ha previsto la crisi economica

tremonti.jpgLa crisi economica internazionale che sta attraversando anche l’Italia era stata prevista dal Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Questa affermazione viene spesso riproposta nelle dichiarazioni di esponenti del Governo e da Tremonti stesso, attraverso i giornali ed i mezzi di informazione. In sostanza, il Governo ci tranquillizza sostenendo che si è mosso per tempo attraverso opportuni provvedimenti.

 

Secondo Tremonti, che ha rivendicato di aver previsto la portata della crisi anche a fronte di numerose critiche, «essere realisti è giusto ma non bisogna essere pessimisti» (Giulio Tremonti, 2008-11-24 Il Corriere della Sera.doc).

 

«La crisi non si è mai manifestata all’improvviso, noi l’avevamo prevista da tempo» (Giulio Tremonti, 2008-12-10 La Repubblica.doc).

 

Per chi non ha intenzione di verificare se le parole sono confermate nei fatti, queste rassicurazioni possono bastare. Ma un minimo di senso critico e di memoria non può che ricordare alcuni tra i primi provvedimenti stabiliti dal Governo tra giugno e luglio 2008.

 

Detassazione degli straordinari. Invece di allargare la base lavorativa, si incentiva a lavorare di più, confondendo la quantità con la qualità e aumentando di conseguenza la disparità tra disoccupati e occupati. Il messaggio che passa è quindi un incentivo a lavorare di più, aumentando le difficoltà di chi è alla ricerca di un posto di lavoro e favorendo soprattutto le imprese, che riuscirebbero per questa via a ottenere non solo un abbassamento del costo del lavoro ma anche una maggiore flessibilità di utilizzo della manodopera. Ma se questo è un provvedimento discutibile durante un periodo di stabilità, diventa decisamente inadeguato per un paese che si trova ad affrontare una profonda crisi economica. A riprova di ciò, il provvedimento non è stato rinnovato per il 2009.

 

Tasse e aiuti alle Banche. Come ho già dettagliato in un precedente articolo (Robin Hood Tax), il Governo ha introdotto a luglio 2008 un'addizionale Ires (Imposta sui Redditi delle Società) di 5,5 punti per le imprese di alcuni settori, tra cui quello bancario. Per inciso, a causa della mancanza di strumenti di controllo tale aumento può essere traslato (probabilmente lo è già) su noi consumatori finali. Detto questo, pochi mesi dopo si è passati da una maggiore tassazione ad un aiuto alle banche, attraverso lo stanziamento di prestiti per 10 miliardi di euro di soldi pubblici con tassi tra il 7,5 e l’8,5% (Tremonti Bond). L’obiettivo è quello di far circolare denaro dando fiducia al mercato affinché le banche concedano prestiti a imprenditori e privati. E’ singolare che entrambi i provvedimenti siano stati fatti dallo stesso Governo a distanza di pochi mesi.

 

Forse gli slogan creano consenso ma non bastano a nascondere l’incompetenza e l’inadeguatezza di chi guida questo paese.

00:19 Scritto da : sullozero in Crisi economica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: tremonti, crisi economica, governo, straordinari, banche | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

18/01/2009

Bonus bebè nel decreto anti crisi: un prestito da restituire allo Stato con gli interessi

neonato.jpgTra i provvedimenti presenti nel decreto predisposto dal governo contro la crisi economica è previsto un aiuto per le famiglie in cui si verificano nuove nascite o che adottano bambini portatori di malattie rare (2008-11-28 Il Sole24Ore.doc e 2009-01-09 Il Sole24Ore.doc). L’allargamento di una famiglia comporta sacrifici che, soprattuttoin un periodo di recessione, dovrebbero essere sostenuti economicamente, tramite appositi interventi da parte dello Stato. Questo provvedimento sembrerebbe quindi andare incontro ad un’esigenza forte e condivisibile.

Ma in concreto di cosa si tratta?

«Ogni anno nascono in Italia 500mila bambini, che sono un grande investimento per il futuro del nostro Paese, ma anche una fonte di spesa aggiuntiva soprattutto nel primo anno di vita. Proprio per questo pensiamo di poter consentire a tutte le famiglie che avranno un nuovo nato la possibilità di godere dell’erogazione di un prestito bancario di 5mila euro, rimborsabile in 5 anni a tassi molto contenuti (circa il 4), in quanto la restituzione verrebbe garantita da un fondo istituito presso il dipartimento della famiglia» (Carlo Giovanardi, 2008-10-30 La Stampa.doc).

«Nelle attuali difficoltà economiche questa iniziativa può costituire un segnale positivo di attenzione e sostegno per la famiglia, soprattutto per coloro che non sono nelle condizioni di far fronte a nuove spese ne di poter ricorrere a prestiti ordinari»  (Carlo Giovanardi, 2008-10-30 La Stampa.doc).

Stiamo quindi parlando di un prestito a tasso agevolato di circa il 4% rimborsabile in 5 anni. L’agevolazione consisterebbe nel tasso di prestito relativamente basso e nella possibilità di usufruirne anche quando non è possibile accedere ad un prestito ordinario.

Simulando una richiesta di prestito ad analoghe condizioni (5000 euro rimborsabile in 5 anni per un impiegato) su un sito on line (www.prestitionline.it) si ottiene un’offerta con TAEG: 7,82%, che quindi non si discosta più di tanto dall’agevolazione offerta dal Governo.

Mi sembra paradossale considerare questo intervento come una misura che possa in qualche modo essere di aiuto in un periodo di crisi anche perché rimane da capire cosa farà lo Stato in caso di insolvenza del contribuente.

In conclusione, spacciare un prestito che dovrà essere restituito con tanto di interessi come un aiuto alle famiglie in un periodo di recessione è una forzatura fuori dalla realtà.

11:10 Scritto da : sullozero in Crisi economica | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: crisi, bebè, prestito | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

24/12/2008

Agevolazioni anti-crisi per i mutui a tasso variabile: molto fumo, poco arrosto

mutuo.jpgIl piano anti crisi economica predisposto dal governo prevede l’introduzione di misure per aiutare i cittadini con mutui a tasso variabile già sottoscritti (A) o da sottoscrivere durante il 2009 (B) (2008-12-02 Il Sole24Ore.doc). Il provvedimento si attua con le seguenti modalità:

(A) L'importo delle rate dei mutui a tasso variabile sottoscritto entro il 31 ottobre 2008 non potrà superare il 4% (spread incluso) per tutto il 2009. In caso contrario lo Stato interviene e si accolla la parte extra.

(B) Per i mutui che saranno sottoscritti a partire da gennaio 2009, invece, il tasso di base su cui si calcola lo spread può essere (su scelta del cliente) quello stabilito dalla Banca Centrale Europea (BCE) che è storicamente inferiore al tasso interbancario Euribor.

Ma cosa cambia, in pratica, per noi mutuatari? Qual è in concreto l’aiuto fornito da questo provvedimento?

(A) In primo luogo è necessario sottolineare che il limite massimo del 4% non è valido per tutti i mutui a tasso variabile anteriori al 31 ottobre 2008, ma soltanto per quelli che alla sottoscrizione hanno pagato un tasso inferiore a questa soglia (2008-11-30 Il Sole24Ore (2).doc). In altre parole, chi per esempio ha contratto un finanziamento nel 2007 pagando alla prima rata un interesse del 5,5% non può invocare la protezione del 4%. Potranno quindi usufruire di questo “beneficio” un insieme ridotto i mutuatari, tra cui, per esempio, io stesso che ho stipulato un mutuo a tasso variabile nel 2005, pagando la prima rata con un interesse complessivo del 3,14% (Euribor a 1 mese).

I tassi interbancari sono però in continuo calo da inizio ottobre e, con la nuova sforbiciata sul costo del denaro che la Banca Centrale Europea ha effettuato giovedì 8 Dicembre (2008-12-08 Il Sole24Ore.doc), continueranno a scendere fino a rendere le mosse del decreto poco più che virtuali. Per esempio, in data 23 dicembre 2008 l’Euribor a 1 mese quotava 2.74%, mentre quello a 3 mesi il 3.02% (www.euribor.it). Ora, riprendendo l’esempio del mio mutuo a tasso variabile, ipotizzando che l’ultimo giorno lavorativo di Dicembre (giorno in cui viene rilevato il valore da applicare) abbia ancora tale tasso (più probabilmente scenderà ancora), il corrispondente interesse che dovrò pagare con la rata del 1 Febbraio 2009 sarà pari a 3,74%, inferiore al tetto del 4%. E questo è l’andamento ipotizzato per tutto il 2009.

È dunque probabile che le sole forze di mercato siano sufficienti ad alleviare le difficoltà dei mutuatari, anche senza l'intervento del Governo.

(B) I clienti che si presenteranno in banca a partire da gennaio prossimo, decisi a sottoscrivere un mutuo a un tasso variabile ancorato al tasso BCE dovranno fare molta attenzione in quanto le banche potrebbero chiedere un prezzo superiore in termini di spread per coprirsi dal rischio di eventuali crisi sui mercati interbancari. Infatti, nel testo di legge si prevede che il tasso complessivo resterà nella discrezionalità della banca che quindi potrà ricaricare sul cliente il margine perso dal tasso d’ingresso:

«Per i mutui futuri la base di riferimento sarà il tasso stabilito dalla Bce. Su quella base la banca può decidere cosa fare e lo deve comunicare» (Giulio Tremonti, 2008-11-28 Il Sole24Ore.doc).

«Su questo tasso, poi la banca può fare il prezzo che vuole, ma lo deve dichiarare» (Giulio Tremonti, 2008-11-30 Il Sole24Ore.doc).

I primi prodotti di questo genere introdotti le scorse settimane hanno fissato a 150 punti base (cioè l'1,5%) il ricarico a favore della banca: un prezzo mediamente più caro rispetto a quanto normalmente praticato sui prodotti tradizionali e che potrebbe perciò rendere inefficace l'innovazione. Quindi, da un lato il cliente sottoscrive un mutuo con un tasso variabile ancorato all’indice BCE, di circa 0,5% inferiore all’indice Euribor, dall’altro la Banca aumenta lo spread dello 0,5% e la convenienza svanisce.

Per avere un prodotto più conveniente, quindi, al risparmiatore non resterebbe che fare affidamento alle forze della concorrenza.

(CONCLUSIONI)

(A) Il decreto anti-crisi, per quanto attiene ai mutui stipulati prima del 31 ottobre 2008, assumerà una valenza essenzialmente precauzionale: nel caso (remoto vista la crisi sul 2009) il tasso dovesse superare il 4% sarebbe lo Stato ad assumersi il pagamento della quota eccedente della rata.

(B) Il decreto anti-crisi, per quanto attiene ai mutui che saranno stipulati a partire dal prossimo anno porterà un risparmio nullo o quasi, o addirittura un maggior onere al cliente, in quanto il cliente dovrà valutare con molta attenzione se è più conveniente un mutuo ancora agganciato al tasso Euribor (che ha ripreso a scendere) ma con uno spread basso, o se è meglio sottoscrivere un nuovo mutuo ancorato al tasso BCE ma magari con un onere aggiuntivo di 150 punti base di spread (1,5%).

In conclusione, stiamo parlando di un provvedimento inconsistente, inefficace e inadatto a fronteggiare un periodo di crisi economica.

19:03 Scritto da : sullozero in Crisi economica | Link permanente | Commenti (5) | Segnala | Tag: crisi, euribor, bce, mutuo, variabile, tasso, inefficace | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

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