29/11/2009

Possiamo fare a meno di nuovi inceneritori

Termovalorizzatore. Una parola rassicurante. In realtà questo termine esiste solo in Italia ed indica un inceneritore che recupera una parte del calore che si sviluppa bruciando i rifiuti, per produrre energia elettrica (recupero energetico). Il termine termovalorizzatore non esiste in alcuna normativa Italiana o Europea, semplicemente perché la parola corretta da utilizzare è inceneritore. Ma è più facile ingannare l’opinione pubblica utilizzando termini fuorvianti: il termine “valorizzare” ha un impatto positivo rispetto alla parola “incenerire”, ma l’unico modo per “valorizzare” i rifiuti è dato dal riutilizzo degli stessi, non certo all’incenerimento con relativo smaltimento in discarica.

Un inceneritore è quindi un impianto utilizzato per lo smaltimento dei rifiuti mediante un processo di combustione ad alta temperatura (incenerimento) con eventuale recupero energetico.

Lo smaltimento dei rifiuti è un problema reale in tutti i paesi e può essere affrontato seguendo due strade tra loro alternative: incentivare la costruzione di nuovi inceneritori oppure incentivare la raccolta differenziata. Queste due possibilità sono tra loro alternative in quanto un inceneritore rende economicamente (a chi lo gestisce) solo se brucia un’alta quantità di rifiuti, mentre incrementare la raccolta differenziata segue una logica diametralmente opposta: riuso, riciclo e riutilizzo per abbattere la quantità di rifiuti da bruciare.

In realtà puntare su un ulteriore incremento degli inceneritori, non risolve alcun problema ma ne crea; stiamo parlando di problemi economici (spreco di soldi pubblici per arricchire chi li gestisce), ambientali (inquinamento del territorio e peggioramento per la salute dei cittadini), occupazionali (portano pochi posti di lavoro), logistici (non eliminano i rifiuti). Analizziamo nel dettaglio queste affermazioni.

Gli inceneritori non eliminano i rifiuti ma ne riducono il peso ed il volume trasformandoli (con la combustione) in altre sostanze: ceneri, polveri ed emissioni tossiche. I residui della combustione rappresentano in peso circa il 30% dei rifiuti immessi.

Gli inceneritori non risolvono il problema delle discariche in quanto le ceneri tossiche prodotte dalla combustione sono a loro volta smaltite in (ulteriori) discariche per rifiuti pericolosi (speciali) il cui costo di costruzione, manutenzione, messa in sicurezza, determinazione del sito di conferimento, ricade sui conti pubblici, oltre ad avere implicazioni sanitarie ed ambientali.

Dal punto di vista economico, gli inceneritori sono un costo secco per i cittadini e un forte guadagno per chi li costruisce. Infatti, in Italia gli inceneritori sono finanziati dallo Stato attraverso una maggiorazione di circa il 6% sulla nostra bolletta della luce (CIP6 ovvero delibera 6 del Comitato Interministeriale Prezzi del 1992). Un prelievo dalle tasche dei contribuenti di oltre 3 miliardi di euro all’anno (2009-02-11 Il Sole24Ore.doc).

Grazie al CIP 6 il guadagno per i proprietari di inceneritori è doppio: in una prima fase si guadagna perché le pubbliche amministrazioni pagano (usando i proventi della tassa che paghiamo sui rifiuti, la TARSU o TIA) per liberarsi dei rifiuti prodotti in grande quantità nelle nostre città e paesi, nella seconda fase si guadagna vendendo a prezzo maggiorato l’energia elettrica prodotta grazie al contributo prelevato dalle bollette degli utenti (2008-06-18 Il Corriere della Sera.doc).

Come si vede, le entrate di chi gestisce gli inceneritori sono proporzionali alla quantità di rifiuti bruciati. In altre parole, un inceneritore tanto più guadagna quanti più rifiuti brucia.

Dal punto di vista occupazionale, gli inceneritori generano un indotto molto limitato. Pochi posti di lavoro (alcune decine di addetti) per lavori pericolosi (perché sono costantemente esposti alle sostanze tossiche) con l’aggravante di causare una svalutazione delle abitazioni localizzate presso gli impianti e di frenare lo sviluppo di attività economiche, in una zona a forte inquinamento ambientale.

In ambito sanitario, gli inceneritori producono, oltre a ceneri tossiche e scorie di lavorazione che devono essere conferite in discariche speciali, anche diossine, furani, metalli pesanti che solo in parte sono intercettati dai sofisticati e costosissimi filtri. Infatti, le cosiddette “polveri sottili” prodotte dalla combustione negli inceneritori, sono talmente piccole (le micro polveri variano da PM 2 fino a PM 0,1, ovvero hanno un diametro da 2 a 0,1 micron) che non possono essere intercettate da nessun filtro. Disperdendosi nell’ambiente circostante queste polveri hanno effetti devastanti sulla salute generando le cosiddette nano-patologie, causa di malformazioni fetali, tumori infantili, malattie allergiche, infiammatorie e neurologiche.

Il rapporto tra diossina e cancro è stato evidenziato in centinaia di studi scientifici. Solo presso la Biblioteca Scientifica Internazionale sono presenti oltre 400 ricerche che testimoniano i danni alla salute causati dagli inceneritori per la loro emissione di diossina (gli impianti di incenerimento sono i principali responsabili per le emissioni in atmosfera di diossine, insieme al settore industriale siderurgico; inventario europeo diossine). Non stupisce quindi sapere che nelle popolazioni che vivono in prossimità di inceneritori è stato riscontrato un aumento dei casi di cancro (dal 6 al 23 per cento secondo uno studio francese del 2008):

_ilvenerdi_160508_inceneritori_ricerca_aumento_cancro.jpg

L’impatto ambientale di un inceneritore è dovuto alle sostanze contaminanti emesse per via diretta o indiretta che inquinano l’aria, il suolo e le falde acquifere e intaccano la catena alimentare. Le coltivazioni e gli allevamenti nei territori circostanti, che finiscono sulle nostre tavole, risentono inevitabilmente di questa contaminazione.

Alla luce di questi dati, una politica che punta a risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti attraverso la costruzione di nuovi inceneritori non agisce nell’interesse dei cittadini. Sistemi alternativi più sostenibili e meno pericolosi per l’uomo e per l’ambiente continuano ad essere ignorati.

Un primo esempio è dato dagli impianti per la gestione dei rifiuti a freddo (TMB, Trattamento Meccanico Biologico) che si basano sulla separazione meccanica dei rifiuti a cui segue un trattamento biologico (fermentazione o compostaggio). Più in generale, è necessario attuare strategie di riduzione alla fonte dei rifiuti (es: distributori alla spina di detersivi), di incremento reale della raccolta differenziata che prevedano a valle il riutilizzo, il riciclo e il recupero. San Francisco o Berlino sono solo due esempi da seguire in questa direzione.

Diffidiamo di chi ci racconta la favola della costruzione di nuovi inceneritori come soluzione al problema dei rifiuti; per inciso, gli inceneritori non fanno fronte nemmeno all’emergenza rifiuti (in quanto la costruzione di un impianto richiede anni di lavoro) e, soprattutto, vanno contro ogni forma di prevenzione dei rifiuti, favoriscono l’interesse economico di pochi soggetti (dai costruttori, ai gestori, fino ai politici stessi) e sono antitetici agli interessi di noi cittadini e alla qualità della nostra vita.

 

In assenza di alternative sono il male minore ma le alternative esistono, eccome, da anni.

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05/06/2009

Palermo sommersa dai rifiuti ma nessun responsabile pagherà

palermo-rifiuti-324.jpgIn queste ultime settimane è scoppiata l’emergenza dei rifiuti a Palermo. Montagne di immondizia ammassata agli angoli delle strade, città paralizzata. In realtà il problema è presente da diversi mesi, se non anni, ma è sempre stato trascurato e non ha avuto la sufficiente visibilità da parte dei mezzi d’informazione.

 

Già dal 2007, la società per la gestione dei rifiuti del Comune di Palermo, l’Amia, aveva 45 milioni di euro di perdite; buco di bilancio che è stato tamponato dal Governo con il decreto «milleproroghe», trasferendo a dicembre 2008 soldi pubblici per un valore di 80 milioni di euro all'ente locale, alla faccia dei comuni virtuosi e della meritocrazia (2009-02-12 Il Sole24Ore.doc).

 

Ma cosa è cambiato? Nulla.

 

L’azienda Amia ha, ad oggi, circa 5000 dipendenti; «nel 2008, nonostante il bilancio disastroso e il forte esubero di personale, sono state fatte oltre 400 assunzioni. Prima d'andarsene, a dicembre, il vecchio Cda ha assorbito altri 80 lavoratori di una ditta privata» (da un esposto alla Corte dei Conti, 2009-02-26 Il Corriere della Sera.doc).

 

palermo02.jpgIl comune di Palermo spende annualmente il 72% delle spese correnti (circa 600 milioni di euro) per pagare 21.895 dipendenti. Ottomila più di dieci anni fa: un dipendente comunale ogni 30 abitanti (Si pensi che a Torino, per esempio, vi è un dipendente comunale ogni 600 abitanti). Totale dei rifiuti raccolti in un anno per dipendente: 164 tonnellate a Palermo, 491 a Torino. Per non dire della raccolta differenziata: 21 chili l'anno per abitante a Palermo, 236 a Torino (2009-02-26 Il Corriere della Sera.doc).

 

La raccolta differenziata ha percentuali insignificanti ed è addirittura in calo: 9,2% nel 2006, 6,6% nel 2007 (Fonte ISPRA) a testimonianza del fatto che non c’è alcuna volontà di lavorare nell’interesse dei cittadini, favorendo il riciclo, il riuso e abbattendo i costi sia economici che ambientali.

 

In un paese civile il Comune sarebbe stato commissariato ed il sindaco di Palermo Diego Cammarata (PDL) che guida il Comune da più di sette anni e quindi non ha la scusante d'essersi ritrovato buchi di bilancio delle amministrazioni precedenti, si sarebbe dimesso.

 

Invece, quale soluzione ha individuato la giunta di Diego Cammarata per coprire l’esborso? L’aumento della tassa sui rifiuti del 35% (2009-05-31 Il Corriere della Sera.doc), tassa già aumentata del 75% nel 2006 (2009-06-02 Il Sole24Ore.doc); proposta ad oggi sospesa per l’ostruzionismo dell’opposizione in comune. Come scaricare i debiti accumulati per propria incapacità (o interesse) sui cittadini.

 

dubai.jpgA maggio 2009, il debito dell’Amia è salito a 150 milioni di euro. La procura di Palermo ha aperto un’inchiesta sulle spese sostenute dai dirigenti in passato, in particolare per 22 missioni svolte negli Emirati Arabi quando la società doveva partecipare a un bando per la realizzazione della raccolta differenziata in Medio Oriente. Alcuni esempi: cena per una persona da 400 euro nei ristoranti più esclusivi di Dubai e Abu Dhabi; ricevute per l'alloggio di una persona in hotel da 400 euro a notte e contemporaneamente ricevuta della stessa persona che affitta per un'ora un'altra stanza nello stesso albergo super lusso (2009-06-01 LiveSicilia.doc, 2009-05-30 Il Corriere della Sera.doc).

 

L’ex presidente dell’Amia, Enzo Galioto (indagato per aver falsificato il bilancio degli anni 2005 e 2006 insieme ad altri dirigenti Amia, 2009-01-10 SiciliaInformazioni.doc), promosso nel 2008 a senatore del PDL, non trova meglio da dire che:

 

«Amia, io responsabile? Eravamo tutti d’accordo» (Enzo Galioto, 2009-04-03 LiveSicilia.doc)

 

«Io non mi pento delle mie scelte» (Enzo Galioto, 2009-04-03 LiveSicilia.doc)

 

Viviamo sempre più in un paese in cui vige la meritocrazia al contrario: maggiori sono i danni per i conti pubblici causati da pseudo-amministratori, maggiore è la probabilità che queste persone siano promosse in parlamento, probabilmente per proteggerle da inchieste a loro carico.

 

Un qualunque cittadino non può permettere che incarichi pubblici siano dati in mano a questi soggetti che negano le proprie responsabilità anche di fronte all’evidenza. Negare. Negare. Negare. Non sono credibili: rispondiamo con la nostra memoria e mandiamoli a casa.

 

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20:07 Scritto da : sullozero in Ambiente | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: rifiuti, palermo, cammarata, debito, governo, galioto, pdl, amia, dubai | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

24/05/2009

Non è stato risolto nessun problema dei rifiuti in Campania

Non è stato risolto nessun problema dei rifiuti in Campania. Quello che è stato fatto è risolvere l’emergenza dei rifiuti a Napoli città. Di questo bisogna darne atto al Governo, anche se le modalità con cui sono state fatte queste azioni sono discutibili. Ma non è stato risolto alcun problema dei rifiuti in Campania.

Per inciso, i rifiuti che si erano accumulati sono stati in piccola parte bruciati in Germania (150 mila tonnellate), nelle regioni che fino a quel momento si erano rifiutate di riceverli, ovvero Lombardia e Veneto (circa 6-7 mila tonnellate a testa, 2008-07-05 Il Corriere della Sera.doc, 2008-07-11 Il Corriere della Sera.doc) e, per la quasi totalità (oltre 5 milioni di tonnellate), sono stati spostati in discariche in attesa di essere bruciati dagli inceneritori esistenti o in costruzione (2008-07-31 La Voce.pdf).

Discariche, molto spesso a cielo aperto, costruite per legge al di fuori della legge.

Il principale esempio è la discarica di Ferrandelle (NA), situata in un’area confiscata al boss Schiavone per diventare una fattoria ma poi dichiarata dal Governo sito di interesse strategico nazionale. Nella discarica sono stati depositati oltre un milione di metri cubi di rifiuti indifferenziati, in costante crescita (2009-05-12 La Repubblica.doc).

Qui arrivano rifiuti "tal quale", cioè senza essere selezionati a monte. E dunque non potranno mai essere bruciati nell'inceneritore di Acerra. La discarica non è a norma, è una sorgente di inquinamento per il suolo e per l’idrosfera, non sono presenti gli strati di isolamento per l’assorbimento ed il recupero del percolato che continua a scorrere nella falda acquifera.

Nell'area tutt'intorno vi sono caseifici, allevamenti di bufale, campi coltivati a foraggio, pescheti, ortaggi, fragole, irrigati con le falde acquifere inquinate. Senza considerare che tra poco con l'arrivo della stagione calda ci sarà anche un pericolo sanitario immediato per la salute delle persone.  

Tenere in questo modo i rifiuti è da criminali. Ma non ci sono le televisioni nazionali a denunciare questa situazione, tutto tace.

Intanto i rifiuti continuano ad essere bruciati illegalmente in tutta la Campania, senza alcun intervento da parte dello Stato e dei media nazionali che si guardano bene dal denunciare questa catastrofe ambientale, la vera emergenza rifiuti in Campania, come giornalmente documentato da http://www.laterradeifuochi.it/. 

Il problema dei rifiuti non si risolve incrementando all’infinito gli inceneritori e le discariche ma agendo sull’origine dei rifiuti, ovvero favorendo la raccolta differenziata, il recupero, il riutilizzo, il riciclaggio. Una pianificazione seria e a lungo termine dovrebbe puntare su questa strada. Gli inceneritori, non risolvono alcun problema: provate a bruciare nel vostro giardino un kg di rifiuti indifferenziati. Scompaiono? Per nulla, una parte si disperde in cielo sotto forma di polveri sottili, una parte si trasforma in cenere. In entrambi i casi stiamo parlando di residui tossici e cancerogeni che vanno gestiti. Ora pensate ai 5000 milioni di kg di rifiuti presenti nelle discariche della sola Campania.

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13:53 Scritto da : sullozero in Ambiente | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: rifiuti, campania, acerra, percolato, inceneritori, ferrandelle, governo | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

04/03/2009

Perché l’Italia non sostiene concretamente le fonti di energia rinnovabili?

sole.jpgViviamo in un paese povero di materie prime in cui è da sempre mancata una programmazione energetica a lungo termine. Non si è mai cercato realmente di diversificare gli investimenti in ambito energetico e di puntare sulla ricerca e sullo sviluppo di quelle fonti che permetterebbero all’Italia di non dipendere quasi completamente da altre nazioni. Gli obiettivi sono molteplici: essere autonomi nella produzione di energia, creare occupazione, abbattere l’impatto ambientale. Per percorrere questa strada e cambiare rotta è necessario diminuire progressivamente il ricorso alle fonti di energie esauribili o fossili (essenzialmente relative all'energia ottenuta per combustione da combustibili fossili: dal carbone al petrolio) e puntare sulle fonti non esauribili o rinnovabili (tra cui il Sole, il vento, l'energia idrica, da biomassa, ecc...) che, tra l’altro, sono favorite dalla posizione e dal clima presente in Italia.

 

Ritardare ancora l'avvio degli investimenti su larga scala può allargare la distanza che ci divide dall'Europa al punto da renderla incolmabile, sul piano industriale e ambientale. Questa esigenza si avverte maggiormente in questi ultimi mesi in cui, oltre ai principali paesi Europei, anche la Cina e gli Stati Uniti decidono per la sostenibilità ecologica e prevedono un forte investimento in fonti di energie rinnovabili.

 

Il piano di Barack Obama prevede la creazione di 5 milioni di posti di lavoro e l’investimento di 15 miliardi di dollari l’anno in fonti rinnovabili (2009-02-25 La Repubblica.doc). La Spagna ha raggiunto in 10 anni il 10% della sua produzione di energia da fonte eolica ed ora punta sullo sviluppo dell’energia solare (2008-09-01 Il Sole24Ore.doc). La Francia progetta di costruire una centrale elettrica solare in ogni regione entro il 2011 (2008-11-17 Il Corriere della Sera.doc). Per non parlare della Germania che ha installato sul proprio territorio più del 50% dei pannelli fotovoltaici presenti nel mondo e prevede di arrivare al 30% di copertura del fabbisogno energetico tramite questa fonte di energia (Dal libro “Centomila punture di spillo”, pagina 282).

 

Ancora una volta l’Italia ed il suo Governo si isolano e vanno in controtendenza, pensando al ritorno del nucleare attraverso una tecnologia vecchia di oltre 20 anni che è destinata ad essere superata entro il 2030 con costi che saranno finanziati con nuove tasse possibilmente nascoste (alcune le stiamo già pagando da anni: 2008-06-18 Il Corriere della Sera.doc), bloccando le strade di investimento ecologiche e affrontando la crisi sostenendo quasi esclusivamente il mondo dell'auto.

Alcuni mesi l'Italia si è scontrata con l'Unione Europea sulla riduzione dei gas che provocano il riscaldamento del clima (2008-10-17 Il Corriere della Sera.doc). La direttiva europea di Emission Trading, che ha applicato il Protocollo di Kyoto (sottoscritto anche dall’Italia), ha stabilito infatti che l'Europa dovrà diminuire le emissioni di gas serra dell'8% entro il 2012 e del 20% nel 2020. L'Italia però, fino al 2008, ha aumentato le sue emissioni del 12%, nonostante entro il 2012 avesse l'obiettivo di ridurle del 6,5%. La difesa corporativa degli industriali italiani e la pessima figura internazionale hanno evidenziato ancora una volta quanto sia forte in questo paese la concentrazione di potere nelle mani di pochi soggetti, che mirano esclusivamente al profitto, a prescindere dal bene comune.

 

Successivamente abbiamo assistito al tentativo di cancellare le detrazioni del 55% a chi modificasse precedenti costruzioni con particolare attenzione all'ambiente ed alle fonti rinnovabili. Su questo punto il Governo ha fatto un mezzo passo indietro, in seguito alle proteste diffuse di cittadini e imprenditori, ripristinando la norma ma rendendola meno conveniente per i consumatori, in quanto la detrazione andrà sempre ripartita in cinque anni, anziché poter essere distribuita da tre a dieci rate annuali a scelta del contribuente (2009-01-19 Il Sole24Ore.doc). Inoltre si introduce un’ulteriore burocratizzazione della procedura in quanto sarà necessario fare esplicita richiesta ed ottenere la relativa notifica da parte dell’Agenzia delle Entrate (2009-01-19 Il Sole24Ore (2).doc).

 

Altro provvedimento inserito recentemente dal Governo nel decreto “Milleproroghe”: le energie rinnovabili (obbligatorie) in tutte le case di nuova costruzione aspetteranno ancora un anno. L'obbligo doveva essere operativo da gennaio 2009, in seguito a quanto previsto nella finanziaria del governo Prodi. Slitterà invece a gennaio 2010 (2009-02-12 Il Sole24Ore.doc).

 

Infine, chi produce energia tramite pannelli fotovoltaici (e risparmia sulla spesa per l'elettricità) avrà meno convenienza a stipulare i nuovi contratti, in seguito a quanto definito dal Governo nella finanziaria del 2008 (2009-02-23 Il Sole24Ore.doc).

 

Sono pochi esempi, alcuni significativi, altri magari secondari, che però testimoniano concretamente il disinteresse del Governo nel ricorso alle fonti di energie rinnovabili, anteponendo il profitto di poche corporazioni ad una pianificazione energetica sostenibile.

20:49 Scritto da : sullozero in Ambiente | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: energie, rinnovabili, obama, italia, europa, disincentivo | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook