Software Gratis? No, grazie

In tempi di crisi risparmiare anche un “solo” milione di euro di soldi pubblici fa la differenza, anzi è un atto dovuto. Sappiamo però che negli ultimi anni è stato molto più facile aumentare contributi diretti ed indiretti verso i cittadini piuttosto che intervenire sulla spesa improduttiva.

Ma ci sono ambiti in cui il risparmio potrebbe essere veramente rilevante e allo stesso tempo permetterebbe la creazione di nuovi posti di lavoro oltre ad incrementare la produttività.

Uno di questi riguarda l’utilizzo degli strumenti informatici nell’ambito della pubblica amministrazione. Ancora oggi la quasi totalità delle amministrazioni pubbliche utilizza software a pagamento. L’ultimo bando di quaranta milioni di euro permetterà di comprare software Microsoft con licenze d’uso per un anno. Guardando la Gazzetta Ufficiale si scopre che ogni ente pubblico dello Stato italiano, centrale o periferico, è impegnato in una qualche gara per comprare software proprietario.

E pensare che esiste da anni la possibilità di ricorrere all’uso di open source, ovvero software il cui codice sorgente è libero e quasi gratuito.

I vantaggi sarebbero molteplici:

Economici. Il costo annuale stimato per il software con licenza nelle pubbliche amministrazioni ammonta ad oltre 675 milioni di euro (dato Assinform del 2003: purtroppo non ci sono statistiche più aggiornate). Tali soldi sarebbero quasi interamente risparmiati ricorrendo a software open source.

Occupazionali. La migrazione al software open source  ed il suo ricorso avrebbero un impatto decisivo sull’economia locale dell’innovazione, farebbero lavorare professionisti e imprese che oggi di fatto non hanno un mercato e non lo avranno fino a quando le politiche nel settore pubblico saranno orientate al software chiuso proposto da grandi e influenti produttori con relazioni consolidate,

Per fare un esempio, nel 2009 la Provincia di Bolzano ha adottato il software libero in un’ottantina di scuole pubbliche: la spesa annuale è passata da 269mila euro l’anno in licenze a 27mila in manutenzione.

Ma allora, perché non si attua questo passaggio tecnologico al software libero?

Le motivazioni sono ricorrenti per un paese come l’Italia: la tutela della collettività lascia il posto alla difesa delle posizioni dominanti di lobby e grandi imprese del software.

Manca, ancora una volta, la volontà politica di una classe dirigente che mira esclusivamente a mantenere la propria posizione di privilegio arricchendosi attraverso accordi spesso impliciti con corporazioni e lobby di potere. Il tutto alle spese del normale cittadino che però, direttamente o indirettamente, l’ha eletta negli ultimi 20 anni.

Basti pensare che nel 2003, venne istituito l’Osservatorio sull’Open source per catalogare i programmi senza licenza utili alle amministrazioni. All’inizio dell’attuale legislatura l’Osservatorio è stato ridotto a un ufficio senza fondi. In sintesi quello che sarebbe stato un investimento strategico a medio/lungo termine lascia il posto ad una giungla in cui ogni singola amministrazione locale, senza alcun coordinamento nazionale, si comporta come crede.

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Software Gratis? No, grazieultima modifica: 2012-06-19T17:36:00+00:00da sullozero
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