I soldi ci sono, volendo

Aumentare la pressione fiscale non è certamente una soluzione al problema dei disastrati conti pubblici italiani. Anzi; se l’aumento delle tasse non viene accompagnato da provvedimenti che mirano alla crescita, allo sviluppo e alla riduzione di costi e inefficienze, allora l’effetto di tali  manovre è puramente recessivo, decisamente opposto a quanto desiderato.

Se da un lato, gli ultimi Governi si sono rivelati molto disponibili nell’incremento di tributi e balzelli per i contribuenti, dall’altro l’intervento nella riduzione della spesa pubblica si è fermato a puri annunci, tant’è che dal 2001 ad oggi la spesa pubblica annuale è passata da circa 500 miliardi di euro a oltre 700 (Istat, pag 5).

E pensare che in molti altri paesi hanno già identificato i settori in cui intervenire e ridurre i costi.

La Gran Bretagna, per esempio, taglierà da oggi al 2015 circa 98 miliardi di euro: tagli ai ministeri per il 20%, agli enti locali per il 7%, al welfare inclusi i benefici fiscali per circa 8 miliardi. In Italia, senza voler toccare la quota relativa alle protezioni sociali (circa 300 miliardi all’anno, incluse le pensioni), il margine di intervento è molto ampio.

Infatti il flusso di uscite per il funzionamento dell’apparato pubblico e l’erogazione di servizi a cittadini e imprese include oltre 100 miliardi esclusivamente collegati all’attività dei ministeri e delle altre amministrazioni centrali. Inoltre, la voce relativa alla spesa per acquisti di beni e servizi è pari a 136 miliardi (2011).

In sintesi, agendo sul doppio canale delle uscite per il funzionamento dei ministeri e della spesa per le forniture ai tecnici si potrebbero risparmiare ogni anno decine di miliardi di euro. Senza toccare minimamente gli stipendi ed i posti di lavoro nel pubblico impiego, così come i servizi e le protezioni sociali.

Per fare alcuni esempi concreti: il costo di una una confezione di cerotti alla ASL di Reggio Calabria ammontava a 3500 euro (sceso poi a 20 euro in seguito al commissariamento della ASL); il costo di una TAC alla ASL di Palermo ammontava a 128 mila euro (scesi poi a 9 mila euro in seguito all’intervento di un amministratore giudiziario).

Ma una revisione dei costi dovrebbe essere fatta in maniera preventiva, senza aspettare commissariamenti o interventi degli ufficiali giudiziari che, tra l’altro, in molti casi non arrivano proprio.

Seguendo le linee guida che si stanno adottando in Gran Bretagna, per esempio, sarebbe necessario:

ü  Utilizzare la tecnologia per monitorare i processi di acquisto delle pubbliche amministrazioni e per l’analisi reiterata della spesa, senza interventi una tantum, ma con una modalità ricorrente  per il controllo di consumi e costi.

 

ü  Definire un benchmark (riferimento su quanto dovrebbe costare un bene) e sfruttare i benefici relativi alle opportunità di aggregazione, all’applicazione dell’economia di scala.

 

ü  Prevedere meccanismi per informare l’amministratore di un paese che il paese confinante sta comperando lo stesso bene/servizio a condizioni di prezzo più basse. Questa informazione si crea prima facendo l’analisi della spesa.

 

ü  Rendere pubblici i risultati dei confronti tra gli amministratori: in questo modo il cittadino è a conoscenza che l’ammiinistratore sta comperando meglio o peggio dell’amministratore vicino.

Vedremo quindi nei prossimi giorni quanto sarà l’ammontare effettivo dei tagli che saranno inseriti nel dossier sulla spending review, da parte del ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, e dove saranno localizzati. Ma lo scarso coraggio dell’attuale Governo non fa ben sperare; forse manca proprio la volontà reale nel contrastare gli interessi di pochi.

Sembra quasi un paradosso ma la gestione della revisione dei conti pubblici della Gran Bretagna, così come per quella delle olimpiadi di Londra è in carico alla società Bravo Solution, il cui direttore generale Ezio Melzi ha recentemente spiegato come la modalità intrapresa sia frutto di una soluzione tecnica italiana.

Esportiamo soluzioni ma non siamo in grado di applicarle.

Fonte: Focus Economia, 11 aprile 2012, radio24

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I soldi ci sono, volendoultima modifica: 2012-04-27T08:35:00+00:00da sullozero
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Un pensiero su “I soldi ci sono, volendo

  1. I nostri soldi pubblici utilizzati si per fini personali (auto, case, affitti, ristoranti, diplomi, lauree, serate al bunga bunga e quant’altro) …eppure siamo arrivati quasi a considerare “normale” cio’ che “normale” non e’ e sopprattutto non dovrebbe essere….E’ come quando si prende del veleno, ma per un po’ per volta, ogni giorno…. si sta male le prime volte, ma poi ci si “abitua” , diventa una vera e propria assuefazione… si diventa immuni…non fa piu’ male… diventa “normale”…. Cosa ci vuole per svegliarci da questa “morte apparente” fatta di “abitudine al peggio”?

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