La chimera

In questi anni ci è stato ripetuto ossessivamente che il Federalismo Fiscale sarà in grado di ridurre la pressione fiscale, garantire gli equilibri del bilancio pubblico nazionale, ridurre la spesa pubblica, combattere l’evasione fiscale, risolvere il problema dei tagli agli enti locali aumentando le risorse disponibili.

«Stiamo approvando i decreti di attuazione del federalismo fiscale che non comporterà alcun aumento delle imposte, ma che farà pagare le tasse agli evasori, coinvolgendo i Comuni nella valutazione delle dichiarazioni dei redditi» (Silvio Berlusconi, TG1, 2 febbraio 2011)

Bene, un’ottima notizia per noi italiani, soprattutto per chi ha ancora fiducia nella capacità di questa classe politica la cui maggioranza si regge in piedi proprio nel nome del federalismo fiscale.

Probabilmente, in un Paese in cui si lavora nell’interesse pubblico, un federalismo fiscale serio porterebbe dei benefici ai cittadini sia in termini di autonomia locale, che in termini di decentramento e distribuzione fiscale. In Italia, senza essere particolarmente prevenuti, avere dei dubbi a riguardo è più che lecito.

Ad ogni modo, in attesa che diminuiscano tasse e pressione fiscale, che si concluda il periodo transitorio di 5 anni durante i quali i costi attuali saranno adeguati a costi standard, quello che si sta verificando è un aumento della tassazione a carico dei cittadini in seguito ai decreti attuativi che hanno introdotto tale possibilità (fonti [1] [2] [3] [4] [5]):

+Tassa di soggiorno. Il nuovo tributo, introdotto dal Governo con il decreto del 14 marzo scorso, potrà raggiungere il tetto massimo di 5 euro a notte in tutti i capoluoghi di provincia e nei comuni classificati turistici. Alcuni comuni come Roma l’avevano anticipata mesi fa; altri, come Firenze e Venezia la stanno introducendo (dettagli).

+Addizionare RC auto. Sono già almeno 31 le Province che hanno aumentato l’addizionale sull’assicurazione auto dal 12,5% fino – in alcuni casi come Milano – al 16%, nuovo limite massimo introdotto dai decreti sul federalismo fiscale (dettagli).

+Addizionale irpef comunale. I comuni che finora hanno tenuto a livelli bassi (sotto lo 0,4%) l’addizionale Irpef hanno la possibilità di deliberare un aumento dell’addizionale sull’imposta dei redditi dello 0,2% già per quest’anno. Oltre una cinquantina di comuni lo hanno già fatto: da Venezia a Brescia, da Vercelli a Cremona, per esempio.

+Addizionale irpef regionale. L’attuale tetto massimo salirà dall’1,4% (1,7% nelle regioni con extra-deficit sanitario) al 2% dal 2014 e al 3% dal 2015, il triplo della media corrente (0,9%). Nelle regioni sottoposte a piano di rientro sanitario – Campania, Molise, Calabria – l’irpef salirà ai livelli massimi a partire dal 2012 (dettagli).

+IPT. Con la riforma del federalismo fiscale è in arrivo l’aumento, a partire da gennaio 2012, dell’imposta provinciale di trascrizione per l’acquisto di nuove auto con rincari fino al 200% (dettagli).

+IMU. L’imposta Municipale Unica sostituirà l’ICI nei prossimi anni.  L’aliquota di riferimento passerà dal 6,4 per mille, cioè la media dell’ICI ordinaria attuale, al 7,6 per mille fissato dal decreto a cui i sindaci potranno aggiungere o togliere il 3 per mille. In sostanza il rincaro medio è del 18,75% (dettagli).

+Tassa di scopo. I Comuni potranno introdurre una (o più) tasse di scopo per finanziare la realizzazione di opere pubbliche e di investimenti pluriennali nei servizi sociali o oneri derivanti dalla mobilità urbana o da particolari eventi turistici. Lo stesso potranno fare Province e Città metropolitane per provvedere a specifiche finalità istituzionali (articoli 12 e 15).

Il meccanismo è molto semplice:

A) Il federalismo fiscale garantisce maggiore autonomia agli enti locali, ovvero la possibilità di diminuire o aumentare oltre le soglie massime attuali i tributi locali quali per esempio, addizionali RC auto, addizionali irpef e così via, per non parlare dell’introduzione di nuovi tributi locali.

B) Il Governo annualmente taglia i fondi a tutti gli enti locali per importi di diversi miliardi di euro. Finanziaria 2010: tagli ai comuni per 4 miliardi, alle province per 800 milioni, alle regioni per 8,5 miliardi. Finanziaria 2011: tagli ai comuni per 3 miliardi, alle province per 1,2 miliardi, alle regioni per 5,4 miliardi.

C) I comuni, le provincie e le regioni sfruttano la possibilità offertagli dai decreti attuativi del federalismo fiscale, introducendo nuove imposte o aumentando ai nuovi massimi le tasse locali per sopperire ai tagli, riducendo spesso anche i servizi offerti ai cittadini.

«mai una manovra così pesante, costretti ad aumentare i biglietti di treni e pullman» (Roberto Formigoni, presidente regione Lombardia, PDL, 10 novembre 2010)

«L’unico strumento che avevamo a disposizione per compensare il taglio dei trasferimenti deciso dal governo con la manovra dello scorso anno» (Roberto Vasai, presidente della provincia di Arezzo, PD, 28 giugno 2011)

Quindi, chi ci perde? I cittadini.

Chi ci guadagna? Lo Stato centrale che da un lato risparmia verso gli enti locali, dall’altro non aumenta direttamente le tasse ma induce gli enti locali a farlo.

Ed i tagli agli sprechi? Il punto è che gli sprechi vanno identificati; tagliare orizzontalmente ad un ente locale, come fatto nelle ultime finanziarie, equivale, nella maggior parte dei casi, a tagliare i servizi.

Il federalismo fiscale è un’altra cosa.

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La chimeraultima modifica: 2011-07-12T16:51:00+00:00da sullozero
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