Abbasso i pessimisti

Come misurare lo stato di salute di un Paese? Dal punto di vista di un cittadino comune, probabilmente è sufficiente valutare la qualità dei servizi che gli vengono offerti in rapporto ad i costi intesi in senso lato (tasse dirette/indirette, difficoltà burocratiche, accessibilità, diffusione, flessibilità, tempi di attesa e così via).

Ma la percezione di ognuno di noi varia ed è condizionata ad molteplici fattori. In teoria per ottenere un risultato non specifico ma che sia applicabile all’intero Paese è opportuno individuare degli indici per misurare l’andamento di fattori chiave che ricadono sulla vita di tutti, sia rispetto al Paese stesso che in confronto agli altri Paesi.

Provo ad elencarne alcuni tra quelli più significativi.

Debito pubblico. E’ tra i più alti al mondo ed ha toccato i 1867 miliardi di euro a ottobre 2010: record storico (3100 euro a cittadino). Solo nel 2009 il debito è aumentato di 100 miliardi di euro. In Italia il debito è superiore alla ricchezza (PIL): nel 2009 ha raggiunto il 116% (nel 2008 era il 106,3%); l’unico paese europeo che ci supera è la Grecia (126%). Nel 1990 il debito era pari al 94,7% (663 miliardi di euro), nel 2000 109,2% (1300 miliardi). (Istat, pag 12).

Spesa pubblica. La spesa complessiva delle amministrazioni pubbliche è in costante aumento, nonostante i continui annunci di lotta agli sprechi. Nel 2009 si è toccato il nuovo record storico: chi ci amministra ha speso 799 miliardi di euro (il 52,5% del PIL, anche in termini percentuali la spesa è più alta rispetto alla media dei paesi UE). Nel 2000 la spesa pubblica era pari 550 miliardi di euro, nel 1990 a 373 miliardi di euro (Istat, pag 5).

PIL. Per il decennio 2001-2009 l’Italia è, in assoluto, il paese dell’UE la cui economia è cresciuta meno: appena l’1,4%, contro il 10% dell’UE monetaria e il 12,1% dell’UE. Tra le maggiori economie europee, l’Italia ha registrato, nel periodo 2008-2009, la flessione del PIL più accentuata, pari al 6,3% (Istat):

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Disoccupazione. Il tasso di disoccupazione in Italia è pari all’8,6%, in aumento ma inferiore alla media europea (10,1%). Il dato più preoccupante è relativo al tasso di disoccupazione giovanile che in Italia è ulteriormente cresciuta al 28,9% ormai largamente superiore al triplo della media dei Paesi industrializzati (Il Sole24Ore, 15 dicembre 2010).

Occupazione. Parlare di disoccupazione senza indicare contestualmente anche il tasso di occupazione di un Paese è ingannevole, come spiegato qua. L’Italia ha il tasso di occupazione più basso di tutti i paesi industrializzati del mondo a parte Messico, Ungheria e Turchia (Il Sole24Ore, 7 luglio 2010).

Corruzione. E’ una tassa occulta che sottrae ogni anno dai 50 ai 60 miliardi di euro di soldi pubblici. Un fenomeno che è letteralmente esploso negli ultimi 20 anni in quanto nel 1992 la stima del giro d’affari legato alla corruzione era di 6 miliardi di euro (dettagli). L’indice internazionale di percezione della corruzione colloca l’Italia nel 2010 in discesa al 67esimo posto, dopo Ghana, Samoa e Rwanda (Nel 2008 l’Italia era 55esima, nel 2006 45esima, nel 2004 era 42esima).

Produttività. Negli ultimi 10 anni in Italia la produttività è calata dello 0,5%, crollando a partire dal 2007 (-2,7%). Non è questione di quantità di ora lavorate in quanto il numero di ore lavorate per occupato in Italia è superiore ad altri paesi, storicamente più efficienti, quali, per esempio, Germania e Giappone mentre il Paese OCSE con più ore lavorate per occupato è la Grecia (dettagli).

Retribuzioni. I salari italiani sono, a parità di potere di acquisto, tra i più bassi tra i 30 Paesi dell’area OCSE. L’Italia si colloca al 23esimo posto: -16,5% rispetto alla media (Rapporto «Taxing Wages», 2009).

Pressione Fiscale. E’ in aumento. L’Italia ha recentemente scavalcato il Belgio e si è collocata al terzo posto al mondo come pressione fiscale: siamo passati dal 43,3% del 2008 al 43,5% del 2009 (Il Corriere della Sera, 15 dicembre 2010). Nel 1980 la pressione fiscale era del 31,4%, nel 1990 del 38,3%, nel 2000 del 41,6% (Istat, pag 10).

Certo, in Italia si mangia bene, il patrimonio culturale è tra i più ricchi al mondo (forse il più ricco), il territorio offre una varietà che non ha eguali, il debito privato degli italiani è contenuto ma stiamo sperperando da anni quanto di buono è stato costruito dalle generazioni precedenti, direi almeno dalla fine degli anni 70. Se non si inverte questa tendenza entro pochi anni il debito pubblico sarà fatto pagare con i risparmi privati dei cittadini. Questi indicatori devono farci riflettere: non bastano i sorrisi, le pacche sulle spalle, l’ottimismo a prescindere, il fumo negli occhi di chi ci governa («Abbiamo fatto 35 riforme nei nostri precedenti cinque anni di governo e 12 in questi quasi due anni e mezzo») e cerca di nascondere ai cittadini le proprie incapacità o interessi personali. I numeri, purtroppo o per fortuna, non lasciano spazio a queste ipocrisie.

Negli ultimi 10 anni il debito del Paese è aumentato di quasi 600 miliardi di euro, la produttività è calata, la pressione fiscale è aumentata di 2 punti, la spesa pubblica è aumentata di 250 miliardi di euro all’anno, la corruzione è quasi decuplicata, i salari si sono impoveriti, la disoccupazione giovanile è esplosa, l’economia del Paese è cresciuta meno di tutti i paesi dell’Unione Europea.

Chi ha governato l’Italia negli ultimi 10 anni?

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Abbasso i pessimistiultima modifica: 2011-01-16T23:23:00+00:00da sullozero
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