Tracciabilità uguale trasparenza

Esperimento. Entrate in un bar e ordinate un caffè. Bevetelo, andate  alla cassa e pagate ma con la carta di credito. Vi guardano male, come se foste un extraterrestre. Non c’è da stupirsi, in Italia purtroppo l’utilizzo degli strumenti elettronici di pagamento (carta di credito e bancomat) è molto limitato, di gran lunga inferiore alla media europea  (circa un terzo), per non parlare degli Stati Uniti (meno di un quarto delle operazioni). Probabilmente è una questione culturale; non siamo “abituati” ad utilizzare questi strumenti per piccoli pagamenti e temiamo di perdere il controllo dei nostri risparmi se non li abbiamo “fisicamente” in mano. Ma in questo modo ci facciamo del male da soli.

Infatti, l’utilizzo dei contanti in un Paese è direttamente proporzionale all’evasione fiscale. Quanto più sono diffusi i pagamenti in contanti – quindi non tracciabili – tanto più è facile evadere il fisco e sottrarre soldi pubblici alla collettività, dalla scuola, alla sanità, ai servizi sociali per i cittadini (radio24, focus economia, 24 maggio 2010  http://sullozero.myblog.it/media/00/00/1648769167.mp3).

Inoltre la gestione dei contanti ha dei costi enormi: dai trasporti, ai furgoni della sicurezza, alle polizze assicurative, al tempo delle persone per contare i soldi, fino alle falsificazioni ed ai furti. Il sistema bancario italiano spende ogni anno 10 miliardi di euro per l’utilizzo dei contanti: quasi quanto una finanziaria. Soldi che spesso ricadono sul consumatore finale.

Puntare su carte di credito e bancomat permetterebbe di ridurre i costi di sistema, combattere indirettamente l’evasione fiscale, abbattere i rischi e guadagnare in sicurezza e trasparenza, accorciare i tempi di reazione, semplificare le attività, tracciare i movimenti di denaro.

Cosa è stato fatto in Italia per andare in questa direzione?

Nel 2006 il governo Prodi ha introdotto la tracciabilità dei pagamenti per i professionisti (Articolo 35, commi 12-12 bis, Dl 223/06), abbassando progressivamente il limite al di sotto del quali i compensi possono essere incassati in contanti: 1000 euro (fino al 30 giugno 2007), 500 euro (fino al 30 giugno 2008), 100 euro (a partire dal 1 luglio 2008).

Nel 2008, il governo Berlusconi ha soppresso queste norme (Articolo 32, comma 3, Dl 112/08), ripristinando il limite massimo di 12.500 euro per il pagamento in contanti,  in quanto la norma precedente era considerata propria di «uno stato di polizia tributaria» (Silvio Berlusconi, Adnkronos) e i limiti stringenti all’uso del contante «Non sono una soluzione. Non riducono l’evasione. Complicano la vita dei cittadini onesti e rendono odioso lo Stato» (Giulio Tremonti, Corriere della Sera).

Nel 2010, il governo Berlusconi ha fatto parziale marcia indietro, sconfessando mesi e mesi di dichiarazioni atte a demonizzare la legge Visco, abbassando il limite da 12.500 euro a 5.000 euro (Articolo 20, manovra d’estate 2010).

In sintesi, ad oggi per spese inferiori a 5.000 euro si può ricorrere al pagamento in contanti. Ma in quali occasioni si spende in un’unica transazione più di 5.000 euro? Nell’acquisto della casa, dell’auto o poco più. Mai nella quotidianità. Il limite dell’utilizzo di contanti a 5.000 euro è un intervento di facciata che farà il gioco di chi evade le tasse e ricorre al nero.

Non si capisce per quale motivo non si possa pagare una cena, un paio di scarpe o la spesa con il bancomat. Che cosa cambia dal punto di vista del cittadino cliente? Non aumenta il costo del bene comprato ma in questo modo si obbliga l’esercente a registrare il pagamento. La tesi della vecchietta, portata ad esempio più volte da Tremonti, che subiva una vessazione  in quanto per pagare un paio di scarpe da 110 euro era costretta a ricorrere all’assegno, al bancomat o alla carta di credito è un insulto all’intelligenza degli italiani. La vessazione è subire ogni giorno leggi che premiano e incentivano chi evade le tasse (esempio, conseguenze).

Ma se lo Stato è il primo che – invece di puntare sulla tracciabilità – permette discrezionalità ed il ricorso al contante per il 99.99% delle transazioni, allora viene da pensare che non ci sia alcun interesse nel combattere l’evasione fiscale in quanto una buona parte del proprio elettorato campa di questo.

E pensare che negli Stati Uniti chi paga in contanti è visto con sospetto. E’ sicuramente una questione culturale che fa molto comodo a questa classe politica e agli italiani che la sostengono.

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Tracciabilità uguale trasparenzaultima modifica: 2010-09-20T13:52:00+00:00da sullozero
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