La mafia non esiste

Marcello Dell’Utri è un dirigente d’azienda. Nato a Palermo l’11 settembre del 1941, nel 1970 viene assunto alla Cassa di Risparmio delle province siciliane. Nel 1973 viene promosso alla direzione generale della Sicilcassa a Palermo. Nel 1974 si dimette dalla banca e si trasferisce a Milano, come segretario particolare di Berlusconi, conosciuto a Milano durante gli anni di università. Dal 1974 ad oggi Marcello Dell’Utri si divide tra Milano e Palermo ricoprendo diversi incarichi presso le società di Berlusconi: segue i lavori di ristrutturazione della villa di Arcore presso la società Edilnord (1974-1977), successivamente (1982) diventa amministratore delegato e presidente di Publitalia, società di raccolta pubblicitaria del gruppo Fininvest.

Marcello Dell’Utri è un politico. Nel 1993 fonda Forza Italia insieme a Silvio Berlusconi, lasciando la carica di presidente di Publitalia ’80. Nel 1996 diventa deputato del Parlamento mentre nel 2001 prima e nel 2008 poi viene eletto Senatore della Repubblica, carica che ricopre attualmente con il PDL.

Marcello Dell’Utri è un pregiudicato italiano. Nel 1999 è stato condannato con sentenza definitiva a due anni e tre mesi per false fatture e frode fiscale nella gestione di Publitalia (reato per cui fu arrestato per 18 giorni nel maggio 1995 e patteggiò la pena in Cassazione).

 

In un paese normale, il politico in questione si sarebbe dimesso. In un paese meno civile non si sarebbe dimesso ma il suo partito lo avrebbe sfiduciato. In Italia, invece, il suo partito politico lo ha sempre difeso, candidandolo in parlamento appositamente per proteggerlo dai processi, come lui stesso ha ammesso, non avendo il minimo senso del pudore: «Sono entrato in politica e faccio il parlamentare solo per difendermi dai processi. Se non avessi problemi giudiziari non lo avrei mai fatto» (16 aprile 2010, Il Giornale).

 

Ma in Italia non è una novità, soprattutto nel partito dell’amore; essere pluri pregiudicati (Senatore Giuseppe Ciarrapico, PDL) o sotto inchiesta per collusioni con la camorra (Sottosegretario al ministero dell’economia e della finanza, Nicola Cosentino, PDL) non è sufficiente per fare un passo indietro, anzi. Unica eccezione: essere stato eletto con i voti dell’ndrangheta (Senatore Nicola Di Girolamo, PDL).

 

Con queste premesse non c’è limite al peggio, infatti:

 

Marcello Dell’Utri è un uomo in odore di mafia. Il 30 giugno 2010, la Corte d’appello di Milano lo ha condannato in secondo grado a 7 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, provata fino al 1992. Marcello Dell’Utri, fin dagli anni 60 ha avuto rapporti continuativi con decine di boss mafiosi, da Vittorio Mangano a Gaetano Cinà, da Stefano Bontade a Mimmo Teresi fino a Salvatore Riina, per fare alcuni nomi.

 

Marcello Dell’Utri è stato il tramite tra la mafia ed il potere imprenditoriale e finanziario rappresentato da Silvio Berlusconi per diversi decenni.

 

Questo è, di fatto, quanto emerge con la sentenza di appello che ha disposto l’ultimo giudizio di merito sulla vicenda (resta quello di legittimità in Cassazione).

 

Stiamo parlando dell’uomo che ha affiancato Berlusconi nella sua scalata imprenditoriale, finanziaria, editoriale, televisiva fin dagli anni 60.

 

Stiamo parlando dell’uomo che nel 1992-’93 ideò Forza Italia, un partito che riempì il vuoto lasciato in seguito a tangentopoli da quelli (DC su tutti) che avevano garantito lunga vita alla mafia fino a quel momento.

 

Mi chiedo cosa debba capitare in Italia affinché un Senatore della Repubblica, in odore di mafia, pregiudicato, stretto collaboratore del Presidente del Consiglio, fondatore del primo partito del Paese, si dimetta da qualunque carica pubblica.

 

Anche l’appello dei giovani del PDL Sicilia affinché i condannati per reati di mafia siano espulsi dal partito è stato respinto al mittente dalla classe dirigente del PDL.

 

In attesa che siano rese pubbliche le motivazioni della sentenza di secondo grado, riporto alcuni passaggi significativi, estratti dalla sentenza di primo grado del processo emessa nel 2004 dal Tribunale di Palermo, relativi agli anni in cui i reati ipotizzati sono stati confermati nella sentenza d’appello:

Ci si indigna tanto per atroci fatti di cronaca nera, dalla strage di Erba al delitto di Perugia, ma questo è peggio, molto peggio.

Essere rappresentati da tali soggetti è inaccettabile per una persona realmente liberale e democratica; i cittadini che ancora oggi sono sostenitori di questa classe politica “del fare” si dovrebbero chiedere se in tutti questi anni, non siano stati ingannati, manipolati e usati contro il loro interesse che è anche l’interesse dell’Italia. Credo che almeno un dubbio a riguardo sia legittimo.

Approfondimento, radio24,  http://sullozero.myblog.it/media/00/00/1120071545.mp3

 

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La mafia non esisteultima modifica: 2010-07-11T11:56:00+00:00da sullozero
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