Inopportuno al Quadrato

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Otto mesi fa, in tempi non sospetti, scrivevo di quanto fosse inopportuna la presenza nel Governo di un sottosegretario al Ministero dell’Economia e Finanze – Nicola Cosentino – in odore di camorra.

Per carità, vale sempre la presunzione di innocenza ma, al di là di ogni risvolto penale della vicenda che lo riguarda (si parla di appalti truccati, voto di scambio e gestione dei rifiuti per favorire la camorra), vi sono ragioni di trasparenza e credibilità delle istituzioni verso noi cittadini. 

Nicola Cosentino, invece, è stato indicato dal PDL come candidato (e qualunque candidato del centro destra sarà vincitore quasi sicuramente dopo i danni causati dalla giunta Bassolino) della presidenza per la regione Campania alle prossime elezioni regionali (2009-10-21 La Stampa.doc).

 

Doppiamente inopportuno.

 

La recente richiesta di arresto per Nicola Cosentino, non avrà alcuna conseguenza per lui in quanto non si può arrestare nessun parlamentare senza il consenso del Parlamento (articolo 68 Costituzione.jpg) e il Parlamento Italiano non da mai il consenso (di solito almeno l’80% dei parlamentari vota sempre contro la richiesta di arresto). Ma l’articolo 68 della Costituzione prevede che il Parlamento non dia il consenso agli arresti solo in un caso eccezionale; cioè che ci siano le prove che quell’indagine a un parlamentare abbia finalità politiche (la famosa persecuzione).

 

I parlamentari italiani quindi, stravolgono regolarmente l’articolo della costituzione e lo reinterpretano per salvare dall’arresto un loro collega. E’ successo recentemente con Nicola De Girolamo, Altero Matteoli, Salvatore Margiotta; succederà anche questa volta per Nicola Cosentino.

 

Quello che è certo è che dopo anni di indagini e intercettazioni telefoniche emerge un quadro di rapporti, frequentazioni, interessi finanziari, imprenditoriali e relazioni di Cosentino con gli ambienti e le famiglie camorristiche di Bidognetti e Schiavone su cui i magistrati verificheranno la presenza di reati penali o meno (ordinanza completa.pdf). Ma il punto non è questo, o meglio: non è solo questo e prescinde da un’eventuale condanna.

 

Un politico che riveste incarichi di governo non può frequentare camorristi o mafiosi, anche solo per bere un caffè, in quanto è sottoposto ad alcuni criteri etici di disciplina che sono previsti, tra l’altro, dalla Costituzione (articolo 54 Costituzione.jpg).

 

Mentre i normali cittadini devono rispettare la Costituzione e la legge, coloro che rivestono incarichi pubblici hanno un supplemento di obbligo, legato al loro comportamento ed alle loro frequentazioni.

 

Se poi ci vogliamo attenere ai capi d’accusa rilevati in seguito alle indagini, leggiamo testualmente (2009-11-10 Il Sole24Ore.doc):

 

«contribuiva, sin dagli anni ’90 a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista facente capo alle famiglie di Bidognetti e Schiavone».

 

«riceveva puntuale sostegno elettorale (dalla camorra, ndr) in occasione alle elezioni a cui Cosentino partecipava quale candidato diventando consigliere provinciale di Caserta nel 1990, consigliere regionale della Campania nel 1995, deputato per la lista Forza Italia nel 1996 e, quindi, assumendo gli incarichi politici prima di vice coordinatore e poi di coordinatore del partito di Forza Italia in Campania, anche dopo aver terminato il mandato parlamentare del 2001».

 

Avrebbe in particolare «garantito il permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa, amministrazioni pubbliche e comunali»

 

Esercitava «indebite pressioni nei confronti di enti prefettizi per incidere, come nel caso della Eco4 spa (società che operava nel settore dei rifiuti, ndr) nelle procedure dirette al rilascio delle certificazioni antimafia».

 

Creava e cogestiva «monopoli d’impresa, quali l’Eco4 spa e nella quale Cosentino esercitava, in posizioni sovraordinata a Giuseppe Vitiello, Michele Orsi (ucciso poi in un agguato di camorra, ndr), e Sergio Orsi, il reale potere direttivo e di gestione, così consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando delle attività di impresa per scopi elettorali, anche mediante l’assunzione di personale e per diverse utilità».

 

Accuse inquietanti; un ottimo curriculum per un sottosegretario del Governo e possibile presidente della regione Campania che ci fa sapere:

 

«Non lascio né il posto di sottosegretario né la candidatura alla Regione Campania. Devo tutto al presidente Berlusconi, come gli devono tutto coloro che ricoprono incarichi più o meno importanti» (2009-11-12 Il Giornale.doc).

Niente, neanche un lampo di coscienza, di pudore, di rispetto per le istituzioni e per i cittadini che dovrebbe rappresentare.

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Inopportuno al Quadratoultima modifica: 2009-11-17T19:13:00+00:00da sullozero
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