07/02/2010

Dichiarazione dei redditi 2009: pensionati e dipendenti sono i più ricchi

Alcuni giorni fa l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato i dati (provvisori) relativi alle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche effettuate nel 2009 (anno d’imposta 2008) scomposte per categoria. I contribuenti italiani sono circa 40 milioni suddivisi tra lavoratori dipendenti (21 milioni), pensionati (15,3 milioni) e autonomi (2,2 milioni che diventano 2,7 milioni includendo anche i cosiddetti «contribuenti minimi» ovvero coloro che hanno redditi così ridotti che pagano un’imposta a forfait).

Alcuni dati estrapolati dalle dichiarazioni dei redditi (cliccare sull'immagine [1] [2] [3] per ingrandirla):

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Þ     Il 50% dei contribuenti italiani dichiara meno di 15 mila euro (1.250 euro lordi al mese)

 

Þ    Solo 149 mila contribuenti (3 su mille) hanno denunciato redditi superiori a 150 mila euro, di cui ben 129 mila hanno la ritenuta alla fonte, cioè redditi da lavoro dipendente o da pensione, mentre solo 20 mila sono lavoratori autonomi.

 

Þ    I lavoratori dipendenti dichiarano un reddito medio di 21.660 euro (1.805 euro lordi al mese)

 

Þ    I pensionati dichiarano un reddito medio di 17.070 euro (1.422 euro lordi al mese)

 

Þ    I lavoratori autonomi con reddito d’impresa in contabilità semplificata (1,5 milioni di persone), in gran parte artigiani e commercianti, dichiarano un reddito medio di 17.977 euro (1.498 euro lordi al mese)

 

Þ    I proprietari di alberghi e ristoranti dichiarano un reddito medio di 13.907 euro (1.159 euro lordi al mese)

 

Þ    I commercianti e i meccanici dichiarano un reddito medio di 18.301 euro (1.525 euro lordi al mese)

 

Þ    Gli imprenditori edili dichiarano un reddito medio di 19.658 euro (1.638 euro lordi al mese)

 

Þ    I tassisti dichiarano un reddito medio di 15.592 euro (1.299 euro lordi al mese) 

 

Nel paese virtuale (quello delle dichiarazioni dei redditi) 10 milioni di italiani vivono sotto la soglia di povertà, dichiarando un reddito annuo lordo inferiore ai 6.000 euro, un pensionato guadagna mediamente più di un imprenditore proprietario di un ristorante o di un albergo, mentre un operaio o un impiegato guadagna mediamente più di un artigiano, di un commerciante, di un meccanico, di un tassista, di un costruttore edile, etc

 

Nel paese reale (quello dei consumi) ogni anno vengono immatricolate 200 mila nuove auto di lusso sopra i 50 mila euro (in tutto sono 1 milione quelle circolanti), vi sono 94 mila barche oltre i 10 metri e 500 mila barche sotto i 10 metri.

 

Agenzia delle Entrate, estratto da Focus Economia, radio24, 2 febbraio
podcast

 

Dati inaccettabili, che danneggiano in primo luogo tutti i cittadini che contribuiscono - pagando le tasse - ad alimentare lo Stato Sociale che è alla base di ogni democrazia.

 

Attenzione, non si tratta di criminalizzare una categoria di lavoratori, quelli autonomi nello specifico, ma è innegabile che l’evasione fiscale si concentra su quelle fasce di lavoratori per cui non è presente la ritenuta delle tasse alla fonte. Quindi, mentre un lavoratore dipendente o pensionato, a prescindere dalla sua onestà, è “costretto” a pagare per intero le tasse in quanto sono prelevate dallo Stato alla fonte, un lavoratore autonomo può “decidere” se dichiarare quanto realmente fatturato o soltanto una parte.

 

In questo secondo caso il lavoratore sottrae soldi allo Stato e quindi a tutti i cittadini. Soldi che dovrebbero essere utilizzati per scuole, trasporti, ospedali, servizi sociali, insomma per la comunità. E’ troppo comodo autoassolversi dicendo “le tasse sono alte, decido io quanto ritengo giusto pagare altrimenti devo chiudere la mia attività”. E i lavoratori che non evadono le tasse come fanno? Inoltre, in questo modo si aumenta il carico fiscale sugli altri cittadini: dai lavoratori autonomi ai dipendenti e pensionati che pagano fino all’ultimo centesimo quanto richiesto dallo Stato.

 

Dobbiamo fare un salto culturale, dobbiamo metterci in testa che evadere le tasse equivale a rubare dei soldi alla comunità per arricchire se stessi. Niente di più, niente di meno.

 

Come si affronta questo problema?

 

La ricetta sembrerebbe banale: intensificazione dei controlli per prevenire e contrastare l’evasione, persecuzione degli evasori e certezza della pena.

 

Credo sia sempre valido il proverbio: “l’occasione fa l’uomo ladro”. In Italia l’evasione fiscale è così diffusa non perché gli italiani rubano di natura, ma perché molti italiani sono sicuri di farla franca, ovvero di rimanere impuniti. Insomma: “gli conviene”. E questa certezza è una conseguenza delle continue leggi - promulgate in buona parte in quest’ultimo decennio - che premiano e favoriscono i piccoli e grandi evasori, danneggiando chi con senso civico paga onestamente i contributi alla comunità.

 

Per fare alcuni esempi si va dal condono fiscale sull’IVA contenuto nella Finanziaria 2003 di Tremonti (bocciato dalla Corte di Giustizia Europea), al rientro di capitali illegalmente portati all’estero (i cosiddetti scudi fiscali 1 e 2, inseriti nella finanziaria 2002 e in quella 2003), pagando una penale irrisoria del 2,5%.

 

Se ci limitiamo a quanto disposto dall’attuale Governo Berlusconi, è da ricordare la finanziaria di luglio 2008 che ha abolito tutti i controlli sui movimenti di cassa introdotti nella passata legislatura dal governo Prodi, favorendo di conseguenza l’evasione ed il lavoro nero.

 

Buon ultimo, un nuovo scudo fiscale 3, varato a luglio 2009 dal Ministro Tremonti, che garantisce l’anonimato a chi ha evaso le tasse (caso unico in tutto il mondo democratico), permettendo la regolarizzazione dei capitali illegalmente detenuti all’estero attraverso un’aliquota irrisoria del 5% (a differenza di chi paga le tasse le cui trattenute arrivano al 43%). Un successo per banche ed evasori.

 

Tutte leggi ed interventi che vanno nella direzione diametralmente opposta, ovvero: riduzione dei controlli, premio ed impunità per gli evasori.

I responsabili di queste leggi hanno nomi e cognomi. Spetta a noi ricordarcelo e chiederne conto.

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31/01/2010

Doppio stipendio con i nostri soldi pubblici per il fannullone Lucio Stanca

Circa due anni fa, a marzo 2008 per la precisione, Milano è stata scelta come sede per l’Expo 2015, ovvero l’esposizione universale che si terrà per sei mesi nel 2015, in cui parteciperanno circa 120 paesi.

 

In teoria, dovrebbe essere una grande opportunità per l’Italia: si parla di diversi miliardi di euro per lo sviluppo delle infrastrutture, creazione di nuovi posti di lavoro, incremento del turismo, del fatturato delle imprese, etc…

 

Organizzare e coordinare un evento di tale portata è chiaramente un impegno di grande responsabilità e presuppone capacità manageriali elevate, competenza e una totale disponibilità di tempo e risorse. Per centrare questi obiettivi è stata creata la società Expo 2015 S.p.A.

 

Presidente e amministratore delegato di questa società è Lucio Stanca, subentrato a Paolo Glisenti, in seguito alle pressioni esercitate dal Governo sul sindaco di Milano, Letizia Moratti. Nel frattempo, si è perso più di un anno, in cui nulla si è fatto per avviare i progetti e le attività necessarie a preparare Milano all’evento. Ad ogni modo, se la governance della società si dimostrerà valida il tempo perso potrà essere recuperato.

 

Lucio Stanca percepirà uno stipendio di circa 450 mila euro annui per il doppio ruolo di presidente e amministratore delegato della società. Forse un equo compenso per incarichi così delicati e complessi? Può essere, dipenderà dal valore aggiunto e dalla capacità organizzativa fornita alla causa dell’Expo. Ma il punto è un altro.

 

Lucio Stanca fa anche un altro lavoro: è parlamentare per il Popolo della Libertà, deputato alla Camera.

 

Riassumendo: doppio incarico e doppio stipendio.

 

«Il fatto che il nuovo amministratore delegato l’onorevole Stanca rimanga parlamentare per me è un valore aggiunto, per far capire ancora di più a Roma e all’Italia intera l’importanza di questo evento» (Diana Bracco presidente degli industriali lombardi, 9 aprile 2009)

 

«Non rinuncio al doppio incarico» (Lucio Stanca, deputato PDL, 18 settembre 2009)

 

«Il mio doppio stipendio? Rispondo al PDL non a Repubblica» (Lucio Stanca, deputato PDL, 23 novembre 2009)

 

«Sono nel pieno rispetto della legge e siccome la legge me lo consente io lo faccio fin quando ritengo opportuno di farlo» (Lucio Stanca, deputato PDL, intervista a Report novembre 2009)

 

 

Di seguito un estratto del suo impegno come Parlamentare. Tutti i dettagli aggiornati sono disponibili a questo link.

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Lucio Stanca, ad oggi si è distinto per aver preteso - minacciando le dimissioni - una sede centrale per la società di gestione dell’Expo, ovvero Palazzo Reale, scartando la più decentrata Villa Scheibler che avrebbe permesso di risparmiare un milione di euro d’affitto all’anno. Le sue “coraggiose” dichiarazioni in merito:

 

«Coniugare queste esigenze nella soluzione di Palazzo Reale, che presenta le caratteristiche di immediata disponibilità e di un costo che il Consiglio ha ritenuto congruo è la sola risposta seria a problemi che sono fondamentali per il perseguimento del massimo risultato degli investimenti previsti, nell'interesse della collettività lombarda e nazionale» (Lucio Stanca, 12 maggio 2009)

 

Il più grande evento del prossimo decennio, l’Expo 2015, è in mano a questo signore. Part-time.

 

Insomma, l´arroganza del potere non ha limiti. L’onorevole Stanca, dirigente d’azienda, Parlamentate, Amministratore Delegato e Presidente Expo 2015, rappresenta tutti i cittadini, non solo coloro che lo hanno votato (in realtà questo signore non è stato votato da nessuno in quanto dal 2006, a causa della nuova legge elettorale definita “Legge Porcata” dallo stesso relatore Calderoli, i cittadini votano solo un simbolo e non hanno più la facoltà di scegliere i loro rappresentanti, mentre sono le segreterie dei partiti che scelgono chi ci rappresenta in Parlamento), e percepisce un doppio stipendio pagato da tutti, dato che stiamo parlando di soldi dello Stato Italiano.

 

A prescindere dal colore politico, questa mediocrità e mancanza di interesse per il bene comune non può essere più tollerata da noi cittadini; non perdiamo la memoria, anzi diffondiamola ed esprimiamo il nostro dissenso civilmente ma in modo fermo e documentato: non siamo sudditi ma cittadini.

 

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21/01/2010

Anche le imposte diventano “hi-tech”: aumentano i prezzi sui beni tecnologici

La notizia è ufficiale: aumentano i prezzi di telefoni cellulari, computer, DVD, chiavette USB, lettori iPod, game console, decoder, hard disk ed altri dispositivi di largo consumo.

 

Stavolta non è colpa della pur spietata concorrenza asiatica.

 

In realtà lo ha stabilito un decreto ministeriale del 30 dicembre 2009 del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

 

In sostanza, l’aumento dei prezzi è frutto dell’applicazione del cosiddetto principio dell’ “equo compenso”. Tale aumento va a colpire tutte le memorie  di massa.

 

equo_compenso_cd_dvd.jpgQualche esempio di aumento: 36 centesimi per una chiavetta Usb da 4 giga, circa 50 centesimi per un DVD riscrivibile, quasi 10 euro in più per i dischi rigidi da 15 giga montati sui lettori Mp3 (per esempio sugli iPod) e 30 euro per un hard disk con una capienza superiore a 250 gigabyte.

 

 

La ratio consiste nel colpire, attraverso aumenti di prezzo, tutti quei dispositivi che potenzialmente possono ledere il diritto d’autore attraverso copie riprodotte privatamente.

 

Ciò che è discutibile è proprio il principio in sé; poiché è ipotizzabile un illecito, viene applicata una tassa a tutti. Anche a coloro i quali non effettueranno mai alcuna violazione.

 

Al contempo, il diritto alla vendita tali prodotti, nonostante il loro potenziale di illeciti rimane intatto: perché?

 

E’ il caso di rifletterci sopra ed acquisire ulteriori informazioni sulle implicazioni derivanti da tali scelte.

 

Nel frattempo un paio di cose sono certe: La SIAE ringrazia per il contributo. Imprese e soprattutto consumatori italiani un po’ meno.

 

Ah, dimenticavo: le tasse non sono state aumentate. Le imposte su alcuni beni, invece sì.

 

«Non è una tassa ma un compenso dovuto per legge a soggetti privati» (Sandro Bondi, Ministro dei Beni Culturali, 17 gennaio 2010)

 

Meditate gente, meditate...

 

Autore It’s no game

 

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21:27 Scritto da : sullozero in Tasse & Balzelli | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: tasse, dvd, usb, ipod, cellulari, siae, equo compenso | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

17/01/2010

Lo scudo fiscale è stato un successo. Per Banche ed Evasori.

Il 15 dicembre 2009 si è chiuso il termine per aderire allo Scudo Fiscale (ci sarà una proroga fino al 30 aprile, probabilmente secondaria al fine del gettito finale), provvedimento molto criticato da chi ritiene che l’onestà ed il rispetto delle regole non possano essere continuamente calpestate con l’alibi di fare (poca) cassa, premiando sempre chi elude la legge e penalizzando chi la rispetta. Insomma: chi sbaglia non paga, come riportato in un efficace articolo di Massimo Fracaro pubblicato tempo fa sul Corriere della Sera.

 

Per il Governo, invece, si è trattato di un grande successo.

 

«Soldi sacrosanti, aiuteremo chi ha bisogno» (Silvio Berlusconi, 1 ottobre 2009)

 

«La più grande manovra finanziaria mai fatta da un Paese negli ultimi anni» (Giulio Tremonti, 17 dicembre 2009)

 

«Quello che è importante è il potenziamento dell’economia italiana. Non so quali altri precedenti ci sono di un rientro di 5 punti di Pil in tre mesi» (Giulio Tremonti, 17 dicembre 2009)

 

«Il rimpatrio «potenzia le nostre piazze finanziarie e inoltre un’enorme quantità (dei capitali) sarà utilizzata per mantenere aperte le aziende. Per non licenziare, per continuare l’attività» (Giulio Tremonti, 17 dicembre 2009)

 

«Sono numeri che marcano uno straordinario successo segno di forza della nostra economia e di fiducia nell'Italia. E anche di intelligenza» (Ministero dell’Economia, 29 dicembre 2009)

 

Tremonti ha assicurato che i capitali criminali non sono rientrati, senza però specificare in base a quale criterio può sostenere un’affermazione simile. Certo, il Governo ha fatto un passo indietro ripristinando, con una circolare del Ministero dell’Economia del 12 ottobre 2009 (attenzione: un mese dopo la decorrenza del provvedimento), le verifiche per i controlli contro il riciclaggio di denaro sporco, precedentemente escluse con un discutibile emendamento del Senatore PDL Fleres.

 

 

 

Gli intermediari (le Banche, le fiduciarie) sono quindi tenuti all’adeguata verifica dei clienti ed a segnalare operazioni sospette. Ma su questo tipo di reati entrambi i soggetti coinvolti (banca ed evasore) hanno interesse a non far affiorare la natura del denaro che viene rimpatriato, in quanto ci guadagnano entrambi dal suo rimpatrio. Sarebbe interessante appurare quante sono state le segnalazioni di operazioni sospette. Forse Zero?

 

In tutto sono stati regolarizzati 95 miliardi di euro; di questi 81,3 miliardi di euro sono tornati nelle tasche degli evasori, mentre 4,7 miliardi di euro sono finiti nelle casse dello Stato (aliquota del 5% di quanto evaso, di gran lunga la più bassa tra Europa e Stati Uniti: 15-20% in Francia, 25% in Germania, 44% nel Regno Unito, 49% negli Stati Uniti).

 

Ma successo per chi?

 

 

In realtà si è rinunciato a recuperare fino a 36 miliardi di euro (indicativamente la quota parte di tasse evase e non restituite) che sono stati regalati a chi ha eluso le leggi italiane (semplici evasori nella migliore delle ipotesi, criminalità organizzata nella peggiore) per arricchirsi senza pagare alcuna tassa alla collettività.

 

Se agli evasori fossero state imposte le stesse aliquote applicate ai cittadini che pagano le tasse (il reddito da lavoro o impresa è tassato circa il 43% in Italia), si sarebbero recuperati 41 miliardi di euro. Invece, chi ha eluso le leggi è stato premiato con l’anonimato (il fisco non sa chi ha rimpatriato i capitali dall’estero), un’aliquota del 5%, ridicola e offensiva per i cittadini onesti, l’estinzione dei relativi reati amministrativi e di alcuni reati penali. In nessun’altra democrazia del mondo è stata promulgata una legge sullo scudo fiscale con queste caratteristiche di iniquità.

 

In più, gli intermediari, ovvero le banche e fiduciarie, hanno incassato circa 850 milioni di euro in commissioni per gestire il rientro anonimo dei capitali evasi.

 

In sintesi è corretto affermare che lo scudo fiscale sia stato un successo.

 

Per banche ed evasori.

 

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20:44 Scritto da : sullozero in Fisco | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: scudo fiscale, condono, sanatoria, banche, evasori, iniquo, anonimo | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

11/01/2010

Italia 2010: L’esasperazione dei lavoratori precari può sfociare in lacerazione sociale?

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Non vuole essere un triste presagio, bensì un segnale di allarme. Le recenti manifestazioni di lavoratori “a rischio”: precari, in cassa integrazione o addirittura in credito di alcune mensilità di stipendio, sono in aumento.

 

Questa la cronaca relativa agli ultimi 30 giorni.

 

16/12/2009 I lavoratori Yamaha Italia sfidano il gelo invernale pur di ottenere visibilità per la loro lotta per la salvaguardia del posto di lavoro: sono rimasti alcuni giorni sul tetto dell’Azienda.

 

22/12/2009 I lavoratori Fiat (circa 3.000 persone) di Termini Imerese manifestano a Roma. Sono ormai esasperati per l’annunciata chiusura della fabbrica e confermata entro il 2011. Ne è riprova la recente manifestazione tenutasi a Roma il 22 dicembre 2009.

 

La preoccupazione è acuita dal fatto che nell’area siciliana non esistono alternative professionali. Perlomeno nell’ambito della legalità.

 

05/01/2010 Gli 800 lavoratori del call-centre Voicity, (ex Omnia Service, ex Wind) di Milano bloccano i propri dirigenti all’interno dell’azienda. Lamentano il silenzio di fronte alle legittime richieste di chiarimenti circa il mancato pagamento delle ultime 2-3 mensilità di stipendio.

 

Il tutto, a seguito di varie fusioni societarie e cambi di proprietà non proprio trasparenti.

 

L’esempio di Voicity, che segue di poche settimane il caso Eutelia è emblematico. Si tratta di un call-centre in outsourcing, ovvero presta lavoro (e voce) per conto di primarie aziende, quali Mediaset, Unicredit, Tiscali, ecc.

 

Durante il collegamento televisivo del 07/01/2010 con la trasmissione “AnnoZero” un lavoratore Voicity ha centrato l’aspetto fondamentale. La distanza siderale che ormai intercorre tra la politica, ed i lavoratori precari che si sentono abbandonati.

 

Da soli lottano per la tutela dei propri diritti.

 

Di questo passo il solco è destinato solo ad aumentare in maniera preoccupante.

 

Autore It’s no game

 

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07/01/2010

Aumentano le tasse sul nostro futuro

Ogni famiglia italiana gestisce giornalmente il proprio bilancio: le entrate (es: stipendi), le uscite (es: le spese, le tasse), i debiti (es: il mutuo). Le uscite superiori alle entrate ci costringono ad aprire un prestito aggiuntivo (es: un finanziamento) che va ad incrementare il nostro debito e rende più incerto il nostro futuro. Sembra una banalità ma se generalizziamo questo concetto, lo stesso discorso vale, con qualche grado di approssimazione, per la “famiglia” Italia.

 

I due indicatori economici fondamentali che misurano l’indebitamento del nostro paese ed il saldo annuale tra le entrate e le uscite sono il debito pubblico ed il fabbisogno.

 

Debito Pubblico. E’ la palla al piede del nostro Paese. Basti pensare che gran parte delle nostre risorse sono utilizzate esclusivamente per pagare gli interessi sul debito accumulato in decenni che, per giunta, continua a crescere; soldi sottratti allo sviluppo, ai servizi ed agli investimenti. Nel 2007 il debito pubblico Italiano ha oscillato intorno al 104% del PIL chiudendo l’anno a 1.599 miliardi di euro, settimo paese al mondo, primo in Europa. A partire dal 2008 il debito pubblico ha subito un forte incremento, battendo più volte tutti i record storici: 1661 miliardi di euro ad aprile 2008, 1708 miliardi di euro a febbraio 2009, 1801 miliardi di euro a ottobre 2009.

 

debito_pubblico_2007_2009.JPG

 

Nel recente Economic Outlook semestrale l’OCSE prevede per fine 2009 un debito vicino al 115% ed un ulteriore incremento al 120% entro il 2011. Stando ai dati reali, da maggio 2008 a dicembre 2009 il nostro paese ha incrementato il proprio debito di 150 miliardi di euro: un aggravio di 2500 euro per ogni cittadino italiano, neonati compresi che ha portato ad un debito procapite di 30 mila euro.

 

Fabbisogno dello Stato. Misura il saldo di cassa tra le entrate e le uscite delle amministrazioni pubbliche. Il fabbisogno determina l’incremento del debito pubblico a causa della necessità di reperire risorse finanziarie per colmare il deficit annuale. Dopo l’incremento registrato fino al 2005 (raggiunti i 60 miliardi di euro) a partire dal 2006 si è registrata una progressiva riduzione che ha permesso di abbattere il fabbisogno a 27 miliardi di euro a dicembre 2007 (poi corretti a 29,5). L’anno successivo nuova inversione di tendenza che ha portato in rosso i conti pubblici per 52,9 miliardi di euro (+79,3%) a dicembre 2008.

 

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Ancora peggio il 2009, anno in cui si è registrato il più il più alto fabbisogno da quanto viene utilizzato l'euro nelle statistiche della finanza pubblica. Il fabbisogno ha raggiunto gli 85,9 miliardi di euro a dicembre 2009, con un incremento di 31 miliardi rispetto al 2008.

 

Come si conciliano questi dati con i continui annunci di Ministri paladini della lotta agli sprechi? Forse esclusivamente con l’alibi della crisi economica. Ma è proprio in un periodo di crisi che è necessario razionalizzare le spese. Il punto è che il pessimo andamento dei conti pubblici italiani non è conseguenza delle misure anticrisi adottate - che in Italia sono state risibili – ma è dovuto prevalentemente ad un eccessivo incremento della spesa corrente da un lato e ad un forte calo delle entrate tributarie dall’altro.

 

«Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani» (Giulio Tremonti ed il Premier amano ripetere spesso questa frase ad effetto: [1] [2] [3] [4] [5]), ovvero non aumenteremo le tasse, è uno slogan che fa molta presa sull’opinione pubblica. Ascoltando queste parole dovremmo prendere in considerazione anche l’andamento dei conti pubblici: non aumentare le imposte dirette ma incrementare in maniera incontrollata il debito del paese equivale ad azzerare il futuro di noi cittadini.

 

Perché il debito, oltre a sottrarre le risorse che dovrebbero essere utilizzate per scuola, sanità, trasporti, ammortizzatori sociali, e così via, dovrà essere restituito con gli interessi. Ma per noi cittadini è molto più facile percepire come negativo l’incremento di un’imposta piuttosto che l’incremento del debito. E su questo i politici ci marciano. 

Nota: Figure tratte dal Supplemento al Bollettino Statistico, Banca D’Italia, 14 dicembre 2009

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20:47 Scritto da : sullozero in Conti Pubblici | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: conti pubblici, debito pubblico, fabbisogno, tasse, record | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

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