20/05/2012
Quando Domanda e Offerta di Lavoro non si incontrano
Alcuni giorni fa il Ministero del Lavoro ha pubblicato le statistiche sulla coesione sociale (fonte Istat). Emerge un dato signficativo e forse per certi versi singolare. I posti di lavoro persi in Italia dal 2007 al 2011 sono circa 250mila ma in realtà gli italiani hanno perso 1 milione di posti di lavoro mentre si sono creati 750mila posti di lavoro per i cittadini stranieri.
Le motivazioni sono legate in parte alle regolarizzazioni di colf e badanti avvenute anni fa, in parte alla maggiore disponibilità dei lavoratori stranieri a ricoprire mansioni più modeste.
Infatti, sempre dalle statistiche Istat, emerge che è straniero il 52% degli addetti alle pulizie, il 30% del personale alberghiero, il 23% degli operai addetti alle fognature, il 31% degli operai dell’edizilia specializzati, il 30% dei manovali dell’edilizia, il 29% commercianti ambulanti, per fare alcuni esempi.
Sembra paradossale ma nel 2011 non è stata soddisfatta la domanda di circa 117mila lavoratori per manisoni quali, per esempio, sviluppatori di software, tornitori, autisti di pullman, farmacisti, parrucchieri, infermieri, pavimentatori, idraulici, estetisti, addetti alla reception, progettisti meccanici, operatori di mensa.
Con questa tendenza sarà necessario acquisire 1 milione e 800mila lavoratori entro il 2020.
Le statistiche hanno più chiavi di lettura: da un lato sembra evidente che i cittadini stranieri pur di lavorare siano disponibili a maggiori sacrifici rispetto a quelli italiani; dall’altra però c’è il rischio concreto che questa disponibilità sia utilizzata strumentalmente per fare leva sulla riduzione dei diritti acquisiti in decenni di lotte sociali (dalla paga, alle condizioni di lavoro, alla licenziabilità) facendoli passare per privilegi.
Fonte Radio24, Focus Economia 18/05/2012, ore 17.30
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06/05/2012
Questa è l’antipolitica
Da alcune settimane va di moda parlare di antipolitica. Diversi parlamentari italiani ci mettono in guardia da chi critica aspramente l’attuale classe politica, ritenendola completamente distante dai cittadini. E’, per esempio, il caso di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle di cui è portavoce, almeno questa è l’etichetta che viene associata a tale movimento.
«Il brutto clima che si sta registrando in questa campagna elettorale è probabilmente il frutto avvelenato di una antipolitica che sta gettando fango e discredito su tutto e su tutti» (Fabrizio Cicchitto, presidente deputati PDL)
«Vorrei vedere all'opera coloro i quali cavalcano l'antipolitica» (Maurizio Gasparri, presidente senatori PDL)
«Di antipolitica si muore» (Pierferdinando Casini, segretario UDC)
Il presidente della Repubblica si preoccupa del clima di antipolitica che si sta rafforzando.
In effetti l’antipolitica (accezione negativa) può essere intesa come tutto ciò che è contro la politica (accezione positiva) ovvero contro la gestione e l’amministrazione del bene pubblico nell’interesse dei cittadini.
Il punto è che oggi l’antipolitica è all’interno del Parlamento Italiano. L’antipolitica è formata dagli stessi parlamentari che in tutti questi anni hanno governato portandoci ad un passo dal collasso e che oggi ci mettono in guardia da chi, magari con argomentazioni anche demagogiche, critica il sistema Italia.
Sono loro l’antipolitica, non chi sta fuori dal Parlameno Italiano.
Nel video: Adriano Sinopoli, candidato per il PDL al consiglio comunale di Civitavecchia, denunciato per aver venduto (44 mila euro) dei posti di lavoro in Senato come usceri ad un gruppo di ragazzi in cerca di lavoro.
13:14 Scritto da: sullozero in Impresentabili | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: antipolitica, politica, beppe grillo, movimento 5 stelle, cicchitto, gasparri, casini, napolitano | OKNOtizie |
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27/04/2012
I soldi ci sono, volendo
Aumentare la pressione fiscale non è certamente una soluzione al problema dei disastrati conti pubblici italiani. Anzi; se l’aumento delle tasse non viene accompagnato da provvedimenti che mirano alla crescita, allo sviluppo e alla riduzione di costi e inefficienze, allora l’effetto di tali manovre è puramente recessivo, decisamente opposto a quanto desiderato.
Se da un lato, gli ultimi Governi si sono rivelati molto disponibili nell’incremento di tributi e balzelli per i contribuenti, dall’altro l’intervento nella riduzione della spesa pubblica si è fermato a puri annunci, tant’è che dal 2001 ad oggi la spesa pubblica annuale è passata da circa 500 miliardi di euro a oltre 700 (Istat, pag 5).
E pensare che in molti altri paesi hanno già identificato i settori in cui intervenire e ridurre i costi.
La Gran Bretagna, per esempio, taglierà da oggi al 2015 circa 98 miliardi di euro: tagli ai ministeri per il 20%, agli enti locali per il 7%, al welfare inclusi i benefici fiscali per circa 8 miliardi. In Italia, senza voler toccare la quota relativa alle protezioni sociali (circa 300 miliardi all’anno, incluse le pensioni), il margine di intervento è molto ampio.
Infatti il flusso di uscite per il funzionamento dell'apparato pubblico e l'erogazione di servizi a cittadini e imprese include oltre 100 miliardi esclusivamente collegati all'attività dei ministeri e delle altre amministrazioni centrali. Inoltre, la voce relativa alla spesa per acquisti di beni e servizi è pari a 136 miliardi (2011).
In sintesi, agendo sul doppio canale delle uscite per il funzionamento dei ministeri e della spesa per le forniture ai tecnici si potrebbero risparmiare ogni anno decine di miliardi di euro. Senza toccare minimamente gli stipendi ed i posti di lavoro nel pubblico impiego, così come i servizi e le protezioni sociali.
Per fare alcuni esempi concreti: il costo di una una confezione di cerotti alla ASL di Reggio Calabria ammontava a 3500 euro (sceso poi a 20 euro in seguito al commissariamento della ASL); il costo di una TAC alla ASL di Palermo ammontava a 128 mila euro (scesi poi a 9 mila euro in seguito all’intervento di un amministratore giudiziario).
Ma una revisione dei costi dovrebbe essere fatta in maniera preventiva, senza aspettare commissariamenti o interventi degli ufficiali giudiziari che, tra l’altro, in molti casi non arrivano proprio.
Seguendo le linee guida che si stanno adottando in Gran Bretagna, per esempio, sarebbe necessario:
ü Utilizzare la tecnologia per monitorare i processi di acquisto delle pubbliche amministrazioni e per l’analisi reiterata della spesa, senza interventi una tantum, ma con una modalità ricorrente per il controllo di consumi e costi.
ü Definire un benchmark (riferimento su quanto dovrebbe costare un bene) e sfruttare i benefici relativi alle opportunità di aggregazione, all’applicazione dell’economia di scala.
ü Prevedere meccanismi per informare l’amministratore di un paese che il paese confinante sta comperando lo stesso bene/servizio a condizioni di prezzo più basse. Questa informazione si crea prima facendo l’analisi della spesa.
ü Rendere pubblici i risultati dei confronti tra gli amministratori: in questo modo il cittadino è a conoscenza che l’ammiinistratore sta comperando meglio o peggio dell’amministratore vicino.
Vedremo quindi nei prossimi giorni quanto sarà l’ammontare effettivo dei tagli che saranno inseriti nel dossier sulla spending review, da parte del ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, e dove saranno localizzati. Ma lo scarso coraggio dell’attuale Governo non fa ben sperare; forse manca proprio la volontà reale nel contrastare gli interessi di pochi.
Sembra quasi un paradosso ma la gestione della revisione dei conti pubblici della Gran Bretagna, così come per quella delle olimpiadi di Londra è in carico alla società Bravo Solution, il cui direttore generale Ezio Melzi ha recentemente spiegato come la modalità intrapresa sia frutto di una soluzione tecnica italiana.
Esportiamo soluzioni ma non siamo in grado di applicarle.
Fonte: Focus Economia, 11 aprile 2012, radio24
08:35 Scritto da: sullozero in Conti Pubblici | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: spending review, conti pubblici, ezio melzi, piero giarda, sprechi | OKNOtizie |
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18/04/2012
La continuità delle Tasse
La riforma del lavoro è ancora in fase di discussione; solo nelle prossime settimane sapremo se si riuscirà a trovare un equilibrio tra le posizioni di confindustria, sindacati, governo e parlamento, nell’interesse – si spera – di lavoratori e imprenditori.
In attesa che si delinei la versione finale di tale riforma, quello che delude profondamente e segna una piena continuità con il governo precedente (esempio uno, due, tre), è la modalità con cui si finanzieranno - almeno in parte - i costi della revisione del mercato del lavoro.
In estrema sintesi nuove tasse.
Affitti. Con esclusione dei proprietari di immobili che hanno optato per la cedolare secca, viene ridotto dal 10% al 5% lo sconto forfettario oggi previsto per quanti dichiarano con l'Irpef i redditi che derivano dalla locazione di immobili. In tal modo, l'imponibile su cui si applica l'imposta aumenta di 10 punti percentuali.
Auto aziendali. Per professionisti, artigiani e commercianti lo sconto fiscale per i mezzi utilizzati per l'esercizio di impresa scende dal 40% al 27,5%.
Addizionali. Dal 1° luglio 2013 l'addizionale comunale sui diritti d'imbarco dei passeggeri, applicati sui biglietti aerei (istituita con la Finanziaria del 2004), sarà maggiorata di ulteriori 2 euro a passeggero imbarcato, raggiungendo così i 5 euro.
Contributi sanitari. la deducibilità dei contributi sanitari obbligatori per l'assistenza erogata nell'ambito del servizio sanitario, versati con il premio di assicurazione di responsabilità civile per i veicoli, si applicherà solo agli importi superiori ai 40 euro. Al momento è prevista invece la deducibilità totale.
Forse, con una spesa pubblica in costante aumento - passata nel giro di 10 anni da circa 500 miliardi di euro/anno a circa 800 miliardi di euro/anno - non era il caso di chiedere nuovi sacrifici a chi sta già subendo l’attuale crisi economica, aumentando ulteriorimente la pressione fiscale.
Altrimenti ci si potrebbe chiedere quale sia il valore aggiunto di un governo tecnico che non dovrebbe guardare in faccia a nessuno. In realtà, l’attuale governo è in una situazione di stallo. Da un lato è condizionato dai principali partiti politici che mettono veti incrociati per far passare o meno emendamenti alle singole proposte di legge, dall’altro è incapace di attuare riforme profonde che riducano le ampie sacche di privilegi di cui i partiti stessi ne sono espressione.
08:56 Scritto da: sullozero in Tasse & Balzelli | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: riforma lavoro, contributi sanitari, affitti, auto aziendali, addizionali, tasse | OKNOtizie |
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11/04/2012
Il cerchio magico
Credo sia il caso di fare un breve elenco delle dichiarazioni rilasciate da alcuni esponenti politici con lo scoppio dello scandalo che ha coinvolto la Lega sull’utilizzo dei nostri soldi pubblici per fini personali (dentista, auto, case, affitti, ristoranti, diplomi, lauree, gigolò, scuole private, etc) e - non da meno – sulla presenza di una contabilità occulta in cui flussi milionari di denaro di provenienza illecita servivano – secondo l’accusa - per corrompere, riciclare, lanciarsi in spericolate operazioni finanziarie e investimenti immobiliari (dettagli).
Prima di scorrerle, però, è necessario fare una precisazione: non sono battute scritte dagli autori di Zelig ma affermazioni vere, espresse da coloro che rappresentano noi cittadini.
«Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa» (Umberto Bossi, 3 aprile)
«che Bossi, contrariamente a quanto cercano di suggerire certi media, non solo non risulta accusato di alcunché ma dovrebbe casomai essere considerato persona offesa. Sono certo che tutto si chiarirà e che verrà provata l'assoluta estraneità di Umberto Bossi e della sua famiglia a qualsiasi ipotesi di reato» (Silvio Berlusconi, 3 aprile)
«Il Pdl esprime vicinanza a lui (Bossi n.d.r.) e alla Lega» (Angelino Alfano, segretario del Pdl, 3 aprile)
«....altro che la Tanzania se vanno in mano ai militanti! Non vengono a prendere me, le dici eh, vengono a prendere voi!» (intercettazione telefonica tra Rosy Mauro, vicepresidente del Senato, e Manuela Marrone, moglie di Bossi)
«La pulizia è già in atto, e c'è già chi la deve fare» (Umberto Bossi, 7 aprile)
«do l'esempio» (Renzo Bossi, 9 aprile)
«Mio figlio Renzo ha fatto bene a dimettersi. Erano già due tre mesi che mio figlio mi diceva che era stanco di stare in Regione» (Umberto Bossi, 9 aprile)
Le dimissioni, arrivano solo «per senso morale» (Renzo Bossi, 10 aprile)
Ora, una persona in grado di intendere e volere che fosse contemporaneamente simpatizzante e/o militante di questa formazione politica, dovrebbe, a mio avviso, provare quantomeno sconforto e subito dopo rabbia per essere stato preso in giro in tutti questi anni con slogan del tipo “Roma Ladrona”. D’altra parte, se non si fosse accecati da integralismo e fanatismo politico - tipo curva da stadio - non ci si dovrebbe stupire più di tanto ma si dovrebbe esigere trasparenza e pulizia reale con l’estromissione a vita da qualunque carica per tutti gli iscritti coinvolti, a prescindere dalla presenza o meno di condanne penali. Solo così, questo partito politico potrebbe riacquistare faticosamente un minimo di credibilità.
Se invece, come temo, assisteremo a reazioni da parte dell’elettore medio del tipo: “beh, lo fanno tutti”; “perché i magistrati colpiscono solo da una parte?”; “è un complotto di Roma”; ecco, in questo caso, per queste persone, avremmo la certezza che non c’è speranza di recupero mentale. Lobotomizzati dal loro stesso fanatismo.
09:06 Scritto da: sullozero in Impresentabili | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: padania, lega nord, bossi, rosy mauro, roma ladrona, finanziamenti pubblici | OKNOtizie |
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03/04/2012
Classe media addio
Nei giorni scorsi il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato le statistiche sulle dichiarazioni delle persone fisiche (Irpef) relative all'anno d'imposta 2011. Nulla di nuovo rispetto alle analoghe dichiarazioni pubblicate negli anni scorsi (dettagli) ma guardando le statisiche principali c’è un dato che, a mio parere, è purtroppo particolarmente significativo: quello relativo al confronto tra le dichiarazioni del 2010 e quelle del 2011.
Il seguente grafico descrive la variazione del numero di contribuenti per classe di reddito complessivo tra i redditi percepiti nel 2009 e 2010.
Come si può vedere, aumenta ancora il divario tra i soggetti più ricchi - il cui reddito subisce un ulteriore incremento - e quelli più poveri, mentre la classe media si assottiglia sempre di più.
La ricchezza si concentra nei patrimoni accumulati nel passato mentre è in calo nel reddito; in altre parole, chi crea valore non riceve in cambio un riscontro mentre le posizioni di rendita prevalgono, segno del’immobilismo presente nel nostro Paese le cui riforme in atto sono comunque ancora una volta sbilanciate a sfavore dei soggetti più deboli.
Negli ultimi anni inoltre, si è invertita la distribuzione della ricchezza tra le classi di età: oggi al contrario che in passato gli anziani sono più ricchi dei giovani che non riescono ad accumulare.
Considerazioni amare ma oggettive, figlie di una classe politica inadeguata per affrontatare questi problemi che ancora oggi non si rende conto della situazione in cui vivono gli italiani “normali” che rispettano le leggi. Il distacco dalla realtà è testimoniato continuamente da notizie – per fare un paio di esempi – come le seguenti:
ü Settimana scorsa l'Ufficio di presidenza della Camera, con una delibera presa a maggioranza, ha stabilito che i benefit per gli ex presidenti non siano più a vita ma durino "solo" dieci anni, eccezion fatta per coloro che sono ancora deputati in carica o lo sono stati nella precedente legislatura.
ü «Non vado più alla Camera, i deputati non servono. Ma non mi dimetto», Massimo Calearo, deputato di Popolo e Territorio (ex Pd e Api).
Se si volesse veramente provare ad invertire la tendenza bisognerebbe avere il coraggio di cambiare radicalmente: tra un anno, con le elezioni, non si dovrebbe più dare spazio sia a coloro che ci hanno portato a questa situazione, sia a coloro che non hanno fatto abbastanza per evitarlo. In sintesi, qualunque formazione politica che ha ottenuto più del 8-10% negli ultimi venti anni dovrebbe essere spazzata via stando attenti ai trasformisti che saltano sul carro del vincitore di turno.
Ma se ci mancherà la memoria tra pochi anni osanneremo il nuovo salvatore della Patria.
18:10 Scritto da: sullozero in Fisco | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: dichiarazione redditi, classe media, calearo, reddito, patrimonio | OKNOtizie |
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