20/02/2013
Memoria
Il desiderio di capire mi è scattato ad aprile 2008 mentre quardavo l’ennesimo servizio in TV sul caso Alitalia: la verità raccontata non mi sembrava reale e qualcosa è scattato.
Per quasi 4 anni, da aprile 2008 a luglio 2012, ho dedicato almeno 2 ore al giorno per informarmi: leggere, ascoltare, verificare e alla fine scrivere, aprendo questo blog attraverso cui ogni settimana ho descritto un argomento che mi aveva interessato o che reputavo significativo, cercando di essere il più possibile corretto, citando le fonti da cui ho estrapolato le notizie e dedicando uno spazio secondario alle mie opinioni personali.
L’interesse e la voglia di scrivere sono tutt’ora forti ma il tempo libero è praticamente nullo dato che lo sto dedicando alla musica. Un peccato perché tutte le passioni andrebbero sempre coltivate; ma ora, a pochi giorni dalle elezioni, mi è tornata sottomano una sintesi di alcuni provvedimenti indecenti presi durante l’ultimo mandato del governo Berlusconi. L’elenco è incompleto, perché ho sicuramente dimenticato qualcosa ma comunque è significativo.
A rileggerlo vengono i brividi sapendo che almeno 7-8 milioni di italiani continueranno a sostenere chi li ha fatti affondare o almeno il principale responsabile, limitandoci agli ultimi 10 anni.
E comunque andranno le elezioni, la sostanza non cambierà; siamo un popolo che non vuole essere governato, vuole essere solo comandato. Un popolo in cui imperversano venditori di fumo e ingenui creduloni, un popolo che subisce il fascino del populismo, della demagogia, degli slogan; un popolo attratto dai sogni facili e per lunghi tratti qualunquista. Un popolo ancora immaturo e troppo spesso indifferente a parole come senso civico, etica, rispetto delle regole.
Un popolo senza memoria.
Ma io no, io le cose non le voglio solo capire, io le cose le voglio mangiare.
21:50 Scritto da sullozero in Io non dimentico | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: governo, berlusconi, leggi, casta, diritti, famiglia, giustizia, debito, memoria, ministri, terra, mangia | OKNOtizie |
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12/07/2012
Ottusità
Settimana scorsa la Cassazione ha posto fine al processo relativo alle violenze che si sono verificate la notte del 21 luglio 2001, nella scuola Diaz, dove il Comune di Genova aveva alloggiato gli attivisti del Genoa Social forum, giunti nel capoluogo ligure per le manifestazioni contro il G8 del 2001.
La sentenza definitiva della Cassazione ha confermato l'impianto accusatorio della Corte d'Appello di Genova ovvero le condanne per i vertici della polizia per falso aggravato.
E’ stato invece prescritto (ovvero: non è stato possibile arrivare a sentenza su questo reato entro i termini stabiliti per legge) il reato di lesioni gravi per nove agenti del nucleo speciale della Mobile.
In estrema sintesi, durante il blitz notturno alla scuola Diaz oltre 300 agenti di polizia fecero irruzione nel complesso scolastico, dove molti dei 93 attivisti presenti furono pestati selvaggiamente e gratuitamente. Fu una rappresaglia pianificata contro persone inermi che nulla centravano con i black block, anzi si radunavano in modo pacifico in una scuola per dormine. I diritti più elementari vennero calpestati a colpi di manganelli di ordinanza sulle teste degli attivisti, fino a poi trasportarli e trattenerli nella caserma di Bolzaneto in modo illegale, senza avvocati, senza cibo tra sevizie, percosse, vere e proprie torture.
Ci sono voluti oltre 10 anni per stabilire che agenti e funzionari dello Stato si resero colpevoli di gravi violazioni dei diritti umani di persone che avrebbero dovuto proteggere.
Da questo punto di vista, proprio perché le forze dell’ordine devono avere un ruolo di protezione, di garanzia verso noi cittadini, coloro che – come in questo caso – hanno commesso reati devono essere condannati con pene esemplari, a nostra tutela. Stiamo parlando chiaramente di un’esigua minoranza ma che comunque esiste. Solo così si può rafforzare il ruolo di garanzia dell forze dell’ordine.
Detto questo, le sentenze, soprattutto se definitive come questa, vanno rispettate e accettate, a maggior ragione da chi rappresenta lo Stato. Certo si possono criticare, ma con argomentazioni valide. E a questa categoria non appartengono certo le seguenti affermazioni del Senatore PDL, Carlo Giovanardi, relative ai funzionari condannati, rilasciate durante la trasmissione radiofonica “La Zanzara”, in onda su Radio24, venerdì 6 luglio, ore 19.45:
«gli unici che hanno pagato sono i più bravi funzionati e investigatori della polizia italiana»
«contesto che nella nostra giustizia di può fare un processo in cui (gli imputati) sono stati assolti (in primo grado) … e poi condannati con la sentenza d’appello (secondo grado)»
«sono molto triste perché mafia, camorra e criminalità brindano oggi perché i loro peggiori nemici, quelli che sono in grado di contrastare la criminalità, da oggi non possono più farlo»
Insomma, quando le sentenze non piacciono, non va più bene la legge Italiana che prevede tre gradi di giudizio, o chi commette reati non deve essere condannato dato che ha poi combattuto la criminalità.
E questo è un Senatore della Repubblica Italiana.
13:35 Scritto da sullozero in Giustizia, Impresentabili | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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03/07/2012
Trova le differenze
Di seguito alcuni passaggi dell’illuminante discorso di Umberto Bossi, presidente e massima autorità della lega Nord, durante recente il congresso del partito. E’ bene sottolineare che le dichiarazioni sono intervallate da continui boati ed applausi dei militanti.
«il sogno è una cosa sola… lo dico per gli imbecilli che fan parte della Lega e girano con il tricolore… il sogno è la padania libera»
«Tutto quello che è avvenuto in casa della lega è stato studiato a tavolino secondo me»
«La lega non ha rubato niente i ladri sono altri e stanno a Roma e sono farabutti i romani»
«Noi siamo qui a questo congresso in conseguenza diciamo a quello che arriva dall’attacco della magistratura»
In contrapposizione, ecco alcune dichiarazioni di Sara Tommasi, ex Isola dei Famosi, ex soubrette, ex testimonial pubblicitaria, aspirante porno star.
«Costretta dagli extraterrestri a girare il film porno»
«Io posseduta dagli alieni»
Le dichiarazioni di Sara Tommasi sono verosimili se confrontate con il delirio di chi ha guidato una forza politica che ha governato questo Paese negli ultimi 10 anni. E si vede. Quella si che è la vera pornografia ed il pubblico che ancora oggi applaude il grande capo ne è la più squallida e triste manifestazione.
21:53 Scritto da sullozero in Impresentabili | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: umberto bossi, assago, congresso, lega nord, sara tommasi, pornografia | OKNOtizie |
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19/06/2012
Software Gratis? No, grazie
In tempi di crisi risparmiare anche un “solo” milione di euro di soldi pubblici fa la differenza, anzi è un atto dovuto. Sappiamo però che negli ultimi anni è stato molto più facile aumentare contributi diretti ed indiretti verso i cittadini piuttosto che intervenire sulla spesa improduttiva.
Ma ci sono ambiti in cui il risparmio potrebbe essere veramente rilevante e allo stesso tempo permetterebbe la creazione di nuovi posti di lavoro oltre ad incrementare la produttività.
Uno di questi riguarda l’utilizzo degli strumenti informatici nell’ambito della pubblica amministrazione. Ancora oggi la quasi totalità delle amministrazioni pubbliche utilizza software a pagamento. L’ultimo bando di quaranta milioni di euro permetterà di comprare software Microsoft con licenze d’uso per un anno. Guardando la Gazzetta Ufficiale si scopre che ogni ente pubblico dello Stato italiano, centrale o periferico, è impegnato in una qualche gara per comprare software proprietario.
E pensare che esiste da anni la possibilità di ricorrere all’uso di open source, ovvero software il cui codice sorgente è libero e quasi gratuito.
I vantaggi sarebbero molteplici:
Economici. Il costo annuale stimato per il software con licenza nelle pubbliche amministrazioni ammonta ad oltre 675 milioni di euro (dato Assinform del 2003: purtroppo non ci sono statistiche più aggiornate). Tali soldi sarebbero quasi interamente risparmiati ricorrendo a software open source.
Occupazionali. La migrazione al software open source ed il suo ricorso avrebbero un impatto decisivo sull’economia locale dell’innovazione, farebbero lavorare professionisti e imprese che oggi di fatto non hanno un mercato e non lo avranno fino a quando le politiche nel settore pubblico saranno orientate al software chiuso proposto da grandi e influenti produttori con relazioni consolidate,
Per fare un esempio, nel 2009 la Provincia di Bolzano ha adottato il software libero in un’ottantina di scuole pubbliche: la spesa annuale è passata da 269mila euro l’anno in licenze a 27mila in manutenzione.
Ma allora, perché non si attua questo passaggio tecnologico al software libero?
Le motivazioni sono ricorrenti per un paese come l’Italia: la tutela della collettività lascia il posto alla difesa delle posizioni dominanti di lobby e grandi imprese del software.
Manca, ancora una volta, la volontà politica di una classe dirigente che mira esclusivamente a mantenere la propria posizione di privilegio arricchendosi attraverso accordi spesso impliciti con corporazioni e lobby di potere. Il tutto alle spese del normale cittadino che però, direttamente o indirettamente, l’ha eletta negli ultimi 20 anni.
Basti pensare che nel 2003, venne istituito l’Osservatorio sull’Open source per catalogare i programmi senza licenza utili alle amministrazioni. All’inizio dell’attuale legislatura l’Osservatorio è stato ridotto a un ufficio senza fondi. In sintesi quello che sarebbe stato un investimento strategico a medio/lungo termine lascia il posto ad una giungla in cui ogni singola amministrazione locale, senza alcun coordinamento nazionale, si comporta come crede.
17:36 Scritto da sullozero in Conti Pubblici | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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04/06/2012
Pausa Caffè
Fare una pausa caffè durante la giornata lavorativa è un’abitudine molto diffusa tra noi italiani. In realtà le macchinette distributrici forniscono di tutto: acqua, cracket, biscotti, tramezzini, snack e così via. E alla fine - anche per staccare tra una riunione e l’altra - qualcosa si prende, anche perché i prezzi delle macchinette sono più convenienti rispetto ad una colazione al bar.
In effetti i distributori self service hanno un bel giro d’affari: 2,6 miliardi di euro nel 2011 con un incremento del 2,2% rispetto al 2010. Finalmente un settore in crescita in un periodo di crisi con oltre 2 milioni e mezzo di apparati installati, in pratica uno ogni 25 abitanti.
Non ci avevo mai fatto caso ma questo è uno dei pochi settori del commercio dove non c'è l'obbligo dello scontrino.
In realtà nella finanziaria del 2007 venne inserita una norma per mettere sotto controllo anche queste apparecchiature tramite una sorta di scatola nera. La norma doveva entrare in vigore nel 2009 ma fu subito cancellata dal governo Berlusconi.
Chissà perché. A prescindere dal periodo di crisi, sarebbe opportuno tenere sotto controllo tutti i settori produttivi, compreso quello dei distributori self service in cui operano più di mille imprese, anche se solo cinque controllano la metà del mercato.
D’altra parte, non essere obbligati a emettere lo scontrino fiscale non vuol dire essere evasori fiscali.
Ma allora, perchè contrastare il tentativo di reintrodurre questa norma?
09:07 Scritto da sullozero in Fisco | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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20/05/2012
Quando Domanda e Offerta di Lavoro non si incontrano
Alcuni giorni fa il Ministero del Lavoro ha pubblicato le statistiche sulla coesione sociale (fonte Istat). Emerge un dato signficativo e forse per certi versi singolare. I posti di lavoro persi in Italia dal 2007 al 2011 sono circa 250mila ma in realtà gli italiani hanno perso 1 milione di posti di lavoro mentre si sono creati 750mila posti di lavoro per i cittadini stranieri.
Le motivazioni sono legate in parte alle regolarizzazioni di colf e badanti avvenute anni fa, in parte alla maggiore disponibilità dei lavoratori stranieri a ricoprire mansioni più modeste.
Infatti, sempre dalle statistiche Istat, emerge che è straniero il 52% degli addetti alle pulizie, il 30% del personale alberghiero, il 23% degli operai addetti alle fognature, il 31% degli operai dell’edizilia specializzati, il 30% dei manovali dell’edilizia, il 29% commercianti ambulanti, per fare alcuni esempi.
Sembra paradossale ma nel 2011 non è stata soddisfatta la domanda di circa 117mila lavoratori per manisoni quali, per esempio, sviluppatori di software, tornitori, autisti di pullman, farmacisti, parrucchieri, infermieri, pavimentatori, idraulici, estetisti, addetti alla reception, progettisti meccanici, operatori di mensa.
Con questa tendenza sarà necessario acquisire 1 milione e 800mila lavoratori entro il 2020.
Le statistiche hanno più chiavi di lettura: da un lato sembra evidente che i cittadini stranieri pur di lavorare siano disponibili a maggiori sacrifici rispetto a quelli italiani; dall’altra però c’è il rischio concreto che questa disponibilità sia utilizzata strumentalmente per fare leva sulla riduzione dei diritti acquisiti in decenni di lotte sociali (dalla paga, alle condizioni di lavoro, alla licenziabilità) facendoli passare per privilegi.
Fonte Radio24, Focus Economia 18/05/2012, ore 17.30
19:55 Scritto da sullozero in Lavoro | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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